Il viaggio di Samuel Gentile nel villaggio del mobile

Pubblicato: 24 maggio 2010 da giovanimprenditori in Fare impresa, Responsabilità sociale
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Cerco di arredarmi la casa, un weekend per volta, senza fretta e senza grandi pretese.

Il design proposto dalle grandi firme è sicuramente emozionante, trascorro delle ore piacevoli all’interno di showroom che espongono veri e propri pezzi d’arte, camuffati da armadi o librerie o sistemi di illuminazione. Non sono un fanatico o cultore delle marche e non conosco la storia dei prodotti, ma ne percepisco alcune qualità, come la cura dei dettagli, l’eleganza e il portamento e riconosco come giusto il prezzo che bisogna pagare per avere in casa uno di questi mobili.

Gli showroom mettono in bella mostra i marchi delle grandi case, sono orgogliosi di esporre i prodotti sfornati da Dada, Molteni, Frau, Minotti, non me ne vogliano tutti gli altri che non elenco qui.

Fin qui è tutto bello. Tutto estremamente bello, ma inaccessibile.

A questo punto viene il momento di scendere dall’olimpo del design e approdare a soluzioni di arredo economicamente accessibili. Insomma, non voglio spendere 6000-7000€ per l’armadio, nonostante mi piacciano molto alcune soluzioni, soprattutto quello con “porta TV” a scoparsa, de La Falegnami.

Eccomi allora alla ricerca di prodotti meno prestigiosi, ma ugualmente funzionali, senza dovermi ridurre al fai da te dell’ikea con inclusa tappa enogastronomica alla bottega svedese.

E dove altro puoi cercare l’arredamento della tua casa, se non in un mobilificio?

Il termine mobilificio (mo-bi-li-fì-cio s. m. fabbrica di mobili) è ciò che di più ingannevole si possa trovare nelle insegne dei numerosi edifici che espongono cucine e arredamenti in genere. Ambienti di grandissime dimensioni, perfettamente illuminati, con soluzioni preconfezionate, con misure standard, sicuramente in linea con le annuali tendenze dettate dai grandi marchi. Fuori la grande scritta “Produzione mobili”, coerente con la definizione del dizionario, quasi più grande del nome della famiglia che da generazioni si occupa di allestire le case dei compaesani.

Dentro, invece, la coerenza non è più di casa.

Tu varchi la soglia, parte un avvisatore acustico, lo si deve sentire dal punto più remoto della mostra, loro ti corrono incontro, ti sorridono, alcuni accennano un abbraccio, di questi tempi va bene anche questo.
Ti accompagnano nel reparto più idoneo, stai pur sicuro che una zona della mostra presenta qualcosa di anche lontanamente simile a quello di cui hai bisogno.

Ecco gli armadi! Ante scorrevoli, proprio come vuoi tu. Li puoi avere in tutte le salse: vetro, se sei masochista e vuoi passare i weekend a pulirlo dalle impronte; specchio, se sei esibizionista e vuoi osservare da un altro punto di vista le tue performances sul materasso; impiallicciato, se sei nostalgico del legno e 1 micron di copertura è sufficiente a farti credere che quello sia un buon investimento; laccato lucido o opaco, se vuoi te lo fanno in tinta con il pistillo del fiore che hai sul copriletto, a patto che lavi lenzuola e ante a 30°; con telaio in alluminio che di sicuro non deforma perchè non soffre nè caldo nè freddo; in tamburato, oppure laminato, oppure truciolare, fatto sta che il legno è solo un’illusione, tanto che ti viene da rimpiangere i mobiletti dell’ikea, in betulla scandinava, almeno quello è vero legno.

Ma la tristezza attanaglia il cuore quando loro, guardandoti negli occhi, riescono a pronunciare “Questi li facciamo noi”, sottintendendo in quella frase la serietà, la cura, la garanzia, il buon rapporto produttore-consumatore che può instaurarsi con facilità al momento dell’ordine.

Tu stai seduto in una scomoda ma ludica seggiolina di plastica e li osservi sfogliare un catalogo ricco di immagini e di disegni che simulano la combinazione perfetta; moduli da 75-90-115-130cm, nella giusta sequenza, si presteranno per far venire fuori l’armadio giusto per la tua camera. Tutto è predeterminato, la soluzione devi trovarla tra le combinazioni possibili, sembra di giocare con i Lego, divertente si, ma nessun pezzo può essere modificato in funzione del tuo bisogno, sei tu a doverti adattare, se sei fortunato puoi far costruire la camera attorno all’armadio, se sei coraggioso puoi buttare giù il muro.

Ma come, non li producete voi?

Quando ho letto “Produzione mobili” nell’insegna ho immaginato che nel retrobottega ci fosse una squadra di falegnami, esperti intarsiatori, con il grembiule blu con la tasca sul petto, con gli occhiali sulla punta del naso e la matita rossa a sezione rettangolare poggiata sull’orecchio, con la punta fatta con la roncola, insomma, pensavo che fossero tutti lì pronti a ingegnarsi per trovare la migliore soluzione a quel particolare problema. Maledetta immaginazione.

Loro, quelli che sfogliano i cataloghi, non producono niente, o forse si, ma ora non mi interessa divagare. Loro rivendono, fanno un po’ di consulenza, anche se svendono il know-how in funzione del prodotto d’altri, non si fanno pagare nè per la prima cosa, nè per la seconda, il loro guadagno è nel margine che hanno sul prezzo di listino. Di solito il 50%, a volte anche più.

Il momento migliore per vederli in azione sono le settimane successive al salone del mobile, c’è il rinnovo della mostra, arrivano i nuovi cataloghi dalle case produttrici, vengono rispolverati dagli archivi i mazzetti di etichette adesive con il nome del mobilificio, da attaccare ovunque, sopra ad ogni marchio, sopra ad ogni indirizzo, su ogni indizio che ti possa portare a lui, il desiderato, ambito, ormai mitologico: mobiliere.

Mobiliere, chi sei? Da dove vieni? Dove ti nascondi? Mi senti?
Perchè non vuoi parlare con me?

Il trevigiano è la terra promessa dell’arredatore, le migliori aziende sono tutte lì, un capannone di fronte all’altro, senza competizione e senza concorrenza, perchè per quelle strade non passa manco un cliente. Zona protetta, militarizzata, cecchini agli incroci che sorvegliano gli ingressi, scansione dell’iride anche solo per poter telefonare all’azienda. L’accesso agli showroom è riservato ai soli operatori di settore, possibilmente in possesso di papalina.

Tu che compri l’armadio, tu che paghi il prodotto e la consulenza dei parassiti della filiera, non hai alcun diritto di poterlo vedere (l’armadio), se non in fotografia.

Decine (a volte centinaia) di migliaia di euro spesi in stampe di opuscoli, assolutamente su carta patinata e con una buona dose di petrolio e solventi in groppa. Siti web che sono copie animate dei fotografici: uso monodimensionale e sterile di un potentissimo strumento per fare business, su cui hanno investito il meno possibile; se lo faceva il cugino del “bòcia” di bottega veniva meglio.

Il vantaggio reale è non avere a che fare con il consumatore. Sono pronti a tutto piuttosto che rispondere al telefono proprio a colui che i soldi li spende sui loro prodotti. L’origine del cash flow. Il bene assoluto di ogni sistema economico. Vade retro cliente!
Alcuni addirittura stampano i propri cataloghi, che la filiera distribuirà fino al consumatore, privi di ogni marchio e di ogni riconoscimento, proprio come vuole il sistema.

E tu che vorresti dar loro i tuoi soldi, in cambio dei loro prodotti, come ti senti?
Io ho provato a chiamare in una di queste aziende, ho chiesto di avere per email le fotografie di un tavolo e una sedia di loro produzione, mi hanno risposto “Lei DEVE rivolgersi al suo mobilificio di fiducia, questa è l’AZIENDA”. Lei DEVE era da un po’ che non me lo dicevano. Non ricordavo più come e cosa si risponde in circostanze come queste, e mi sono trovato, senza veramente volerlo, a seguire il consiglio. Le foto non sono mai arrivate.
Il loro tavolo non lo compro, ovvio, se non posso vederlo meglio è assai difficile fidarsi.

Scrivo queste righe e mi vien da pensare ad un sistema diverso, un processo differente, nel quale il mio quesito dovrebbe ricevere una risposta 2.0, ricca di cordialità, pronta a soddisfare i miei banali interrogativi, che potrebbero costituire nel tempo una solida area FAQ e aiutare a tarare la comunicazione dell’AZIENDA verso il portatore sano di assegni e contanti, il cuore del business, il consumatore.

Maledetta immaginazione.

Devo cercare un armadio apposta, dove parcheggiare la mia fantasia, che accompagna troppo spesso le gite nel meraviglioso villaggio del mobile. Magari lo trovo su eBay. O all’ikea.

Samuel Gentile
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