Il futuro si fabbrica

Pubblicato: 15 dicembre 2009 da mauro marinello in Confapi, Fare impresa, Fiscalità
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Riprendo degli appunti di un convegno di qualche settimana, forse già dimenticato da tutti. Si è tenuto a Verona, organizzato da FAPI. Scrivo per lasciare traccia di alcuni spunti che ho condiviso o che mi hanno impressionato, estrapolati da discorsi più ampi giusto in tempo per trasformarli in un segno nel blocco. Non si sostiene nessuna tesi, non è un vero e proprio racconto discorsivo ma un insieme ordinato di paragrafi come sintesi di una discussione che dalla formazione continua nella imprese si è spostata in territori confinanti. A voi.

prof. Enzo Rullani

Facciamo poca formazione e la facciamo sbagliata. Per il nostro territorio questo è un paradosso: il capitalismo delle PMI è basato sulle persone, non su automatismi. Le persone vanno formate per essere pronte ed efficaci, e chi lavora oggi ha imparato sul campo, ma in futuro basterà? L’apprendimento sul campo è una soluzione percorribile? Da questo dato di fatto, per il professore gli attori del sistema economico del nordest devono affrontare due sfide importanti.

La prima riguarda i legami tra le persone. La fiducia, da ricostruire, tra clienti e fornitori, tra banca e azienda. Senza fiducia il sistema economico non può reggere. Ognuno per la propria parte è responsabile della filiera economica, e quindi fa parte della collettività che si prende carico del proprio futuro. Significa capire che ogni crescita economica fondata du basi fragili prima o poi crollerà, quindi è saggio condividere i guadagni ed anche le perdite, evitando il gioco del cerino tanto di moda in questi giorni di scarsa liquidità. Il cambiamento sta cambiando, il capitalismo per come lo conosciamo sta cambiando perchè si basa su regole che oggi semplicemente non ci sono più.

Seconda sfida: crisi di competitività. La sostenibilità del sistema oggi significa avere nuove idee dalle quali attingere, ma gli investimenti sono troppo bassi. Gli investimenti devono essere dirottati verso lo sviluppo di nuove competenze, i risultati sarebbero una produzione legata allo stile di vita più desiderato, e a soluzioni nuove per le filiere che oggi soffrono, ad esempio inglobando concorrenti di subfornitura meccanica in una nuova azienda di Global Service.

La formazione continua è un pilastro della nuova sfera del lavoratore, che sarà sempre più simile a quella imprenditoriale: responsabilità, flessibilità, investimento su sé stessi, rischio, autonomia. Ma dev’essere conveniente, ad esempio per l’azienda non dover pagare il costo della formazione per poi sciuparlo con un licenziamento improvviso, e al dipendente che deve trovare merito e riconoscimento per la sua professionalità.

dott. Paolo Galassi

Durante le crisi passate, gli imprenditori veneti hanno preso la valigia e sono andati in giro per il mondo a prendere clienti. Oggi non possiamo più permettercelo, i costi di produzione in Italia ci permettono di resistere solo nelle nicchie ad alto valore aggiunto. Abbiamo i costi più alti di tutti per l’energia e per la manodopera. I giovani d’oggi vedono già il futuro di una Italia che ci mette la mente e le braccia sono all’estero. Questi segnali dovrebbero bastare a convincere che, se la coperta è corta, bisogna tirarla verso chi produce.

Il 2009 si chiuderà con molti bilanci in perdita a causa dell’IRAP, a cascata ci sarà un peggioramento del rating di Basilea2 e quindi dei rapporti con le banche. E’ svanito il conflitto tra imprenditore e dipendente, perchè è svanita la ricchezza da contendere.

Il sommerso va eliminato, il carico fiscale per ognuno potrebbe essere inferiore di oltre il 5%. Le regole del paese non sono più chiare, nel mondo globalizzato non ce lo possiamo permettere.

Senatore Nicola Rossi

Il meccanismo di calcolo dell’IRAP evidenzia che chi l’ha creato era ignorante in materia di processi aziendali. E’ una tassa che va abolita, è sbagliata alla radice. Bisognerrebbe affrontare delle riforme politiche difficili per andare a prendere i soldi dove sono, concentrati in gruppi di potere con forti capacità di pressione. E mentre la voce di spesa pubblica cresce a doppia cifra, nessuno ha il coraggio di dire che la festa è finita. Serve ancora inglese e informatica nelle scuole, ma anche formazione specifica. I fondi a disposizione ci sono ma vengono utilizzati male.

Dott. Paolo Galassi

Il rapporto formativo dev’essere orientato dall’impresa. Oggi è sempre il barone universitario che decide il piano di studi. Un salto di quallità significativo è la possibilità di fornire alle aziende esattamente ciò di cui hanno necessità.

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