Gestire la conoscenza

Pubblicato: 7 dicembre 2009 da mauro marinello in Fare impresa
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Recensione del libro “Gestire la conoscenza per spingere la crescita”, 2007, ed. ETAS

Non è il manuale perfetto. Non ci sono manuali perfetti che ti insegnano a gestire efficacemente la conoscenza in azienda. Bisogna tener conto che l’editore originale è l’Harvard Business School Press, che cita casi di riferimento grandi aziende statunitensi, che hanno gli stessi problemi delle nostre fabbrichette, con la differenza che danno un nome ad ogni cosa.

Caro imprenditore che stai leggendo, ascoltami bene: se domani mattina il tuo miglior collaboratore presentasse le dimissioni, di quanto valore si priverà l’azienda? Come posso garantire ai membri dell’azienda la disponibilità di informazioni precise nel momento del bisogno o in situazioni critiche? Pensa ad esempio mentre qualcuno è al telefono con un cliente o al collaboratore alle prese con un collaudo sopra un ponteggio…

Le soluzioni a queste domande vanno oltre la gestione delle proprietà di idee e di brevetti. Si tratta piuttosto della capacità di mettere a valore condiviso le conoscenze implicite, ovvero quelle che sono solo nella testa di ognuno, affinchè possano essere utilizzate per agevolare le attività lavorative, allineando quindi i metodi e le strategie di ogni reparto. Capita spesso che le strategie importanti, l’ultima chiacchiera sul quel concorrente o quel cliente, l’idea per investire nella prossima azione di sviluppo di prodotto vengano decise nei corridoi degli uffici, tra una telefonata ed un appuntamento. Niente convocazioni, nessun ordine del giorno. Però anche questi incontri informali dovrebbero avere un verbale, una to-do-list, al bisogno possono diventare utilissimi.

La disciplina chiamata in causa per gestire la conoscenza si chiama Knowledge Management, si tratta di un processo formale e guidato attraverso cui si stabilisce quali informazioni, tra quelle in possesso di un’azienda, possono risultare utili ad altre persone e i modi in cui rendere questi dati facilmente accessibili. Nessuna nuova conoscenza, ma conoscere e padroneggiare quella esistente.

Il bello di questo libro sono gli approfondimenti alle questioni più delicate per la riuscita di una cultura aziendale fondata sulla condivisione di esperienze e best-practice. Ricordiamoci che, in estrema sintesi, si parla di persone, di abitudini e credenze e di naturale resistenza al cambiamento. E si parte dalla considerazione che la condivisione delle conoscenze è un atto innaturale. Sarà quindi semplice che le iniziative intraprese si arrestino. Lo strumento, sia esso una intranet, un wiki ecc, dovrebbe essere la conseguenza dell’analisi critica di quali skill contribuiscono maggiormente al business della propria azienda.

Leggendo ho imparato alcune cose, semplici ma molto intuitive, che mi aiuteranno ad affinare la mia strategia. La prima è che l’intelligenza si muove all’interno di un percorso sequenziale: dati, informazioni, sapere, saggezza. Funziona solo da sinistra verso destra. La seconda cosa importante è che il programma di KM tende ad uno di questi obiettivi: migliorare il rapporto con il cliente, arrivare più in fretta nel mercato, raggiungere l’eccellenza operativa.
E non dimentico che stamo vivendo l’epoca delle organizzazioni orizzontali, dove la ricerca del consenso che porta all’azione ha preso posto della verifica dell’obbedienza agli ordini.

Il libro riporta molti casi diversi per far capire la complessità dell’argomento. La conoscenza è multipla, saper fare, saper essere, in una frase bisogna cercare di creare un sistema per catturarla e renderla disponibile quando serve, nel momento del bisogno. Vanno ancora inventati indici e sistemi di misurazione per confrontare diverse pratiche e valorizzare l’importanza della conoscenza all’esterno della gesione manageriale, ad esempio la gestione contabile o il rapporto con una banca o un investitore.

Vi consiglio di leggerlo, perchè vi farete le domande giuste e per nulla scontate che eviteranno fallimenti e delusioni. E sempre sullo stesso tema, iscrivetevi per l’incontro con l’autore organizzato dal Gruppo Giovani Apindustria Verona del 10 dicembre 2009 dal titolo Il brainstorming è una gran cazzata.

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commenti
  1. Samuel Gentile ha detto:

    Mauro, complimenti per la recensione. Mi hai fatto venir voglia di leggerlo quel libro 😉

    Credo che la condivisione del sapere e del saper fare sia vista da molti come un pericolo, invece che come un’opportunità. Questo non facilita i rapporti lavorativi e professionali in genere, non solo all’interno dell’azienda, ma anche in un network più ampio. Ci vuole del tempo e una corretta azione informativa e di dialogo, per creare una solida base su cui costruire il futuro delle relazioni.
    Beh, direi che siamo qui per questo, no? 😉

  2. mauro marinello ha detto:

    E’ tutto vero. Oggi ancora tendiamo a ‘giocare d’astuzia’, a trattenerci delle informazioni che sono quasi sempre segreti di pulcinella. Il tempo cancellerà anche questi vizi.
    In questi giorni ascolto più attentamente le conversazioni all’interno della mia azienda. L’apertura di frase più ricorrente è: “Scusa sai mica dove/come…”
    Dobbiamo inventarci delle soluzioni praticabili.
    Metabolizzo e continuo a sperimentare, e tra qualche tempo leggerò anch’io Wikinomics!

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