Lavoro a misura di comunità | We want sex equality

10 maggio 2011

Continuano le iniziative in occasione della festa del lavoro 2011:
MARTEDI 10 MAGGIO presso il cinema MPX, Via Bonporti – Padova, ORE 21.00
ci sarà la proiezione del film di Nigel Cole We want sex.
La storia di Rita, che guidò il primo sciopero per la legge sulla parità di diritti tra uomo e donna.
Un altro tema significativo in questo tempo di trasformazioni nel mondo del lavoro.
Introdurranno la serata:
Marika Vittadello, Presidente gruppo giovani CONFAPI
Marina Elli, imprenditrice
Elena Brnzea, giovane lavoratrice
Conduce Arianna Prevedello

Il biglietto di ingresso è al prezzo promozionale di euro 4.

WeWantSexEquality

WeWantSexEquality


Congresso Nazionale Giovani Imprenditori Confapi – Roma 5 nov 2010

4 novembre 2010

La Presidente Valentina Sanfelice di Bagnoli è lieta di invitarVi al prossimo

Congresso Nazionale Giovani Imprenditori Confapi

che si terrà a Roma nei giorni 5 e 6 novembre 2010

Congresso_Nazionale_GIC201011

In Volo Verso…

Giustizia, Equità Sociale, Economia

Programma – Venerdì 5 novembre:

Ore 14:00

Le determinazioni dei Giovani Imprenditori Confapi

Valentina Sanfelice di Bagnoli • Presidente Nazionale Giovani Imprenditori Confapi

Ore 14.30

Saluti Istituzionali

Andrea Ronchi • Ministro politiche europee

Ore 14:45 Premiazione Past President

Ore 15.00

Il governo delle idee

Intervengono:

Stefano Caldoro • Presidente Regione Campania

Vito De Filippo • Presidente Regione Basilicata

Raffaele Lombardo • Presidente Regione Sicilia

Roberto Formigoni • Presidente Regione Lombardia

Renata Polverini • Presidente Regione Lazio

Chiusura dei lavori della I Sessione:

Raffaele Fitto • Ministro per i Rapporti con le Regioni

Ore 16.30

L’ Italia che lavora

Intervengono:

Domenico Arcuri • AD Invitalia Silvio Boccalatte • Istituto Bruno Leoni

Marco Colombo • Presidente Giovani Confartigianato

Andrea Di Benedetto • Presidente Giovani CNA

Paolo Galimberti • Presidente Giovani Confcommercio

Nicola Motolese • Presidente Giovani ANGA Confagricoltura

Roberto Siagri • Eurotech spa

Massimo Falcioni • Direttore centrale commerciale e marketing Euler Hermes Siac

Giulia Ferrero • Presidente AIESEC Italia

Chiusura dei lavori della II Sessione:

Gianfranco Fini • Presidente Camera dei Deputati

Ore 18:00

Premiazione dei Giovani Imprenditori Confapi

Modera i lavori

Luciano Ghelfi • Giornalista TG2


Non chiamiamola più “crisi”!

31 maggio 2010

Articolo inedito redatto il 26 novembre 2009, ritrovato oggi. Lo pubblico fedelmente.

Non chiamiamola più crisi. Ha poco senso continuare ad evocare un fenomeno che sembra scomparire a breve. Quello che è successo sta mescolando le carte per un futuro diverso dell’economia padovana da come l’abbiamo intesa fino ad oggi.

Cominciamo a riflettere dai dati del sondaggio sulla congiuntura economica rilevati dalle aziende associate ad Apindustria Padova a ottobre 2009. Dalle ultime analisi si può confermare l’arresto della contrazione di ordini, ma in uno scenario di estrema scarsità si lavora “a vista”, con magazzini ridotti all’osso e condizioni svantaggiose per i fornitori affamati di lavoro per mantenere occupazione ed investimenti. In queste condizioni i margini sono sistematicamente erosi dalla mancanza di programmazione e gestione, amplificando le inefficienze. Gli associati prevedono mediamente una chiusura di bilanci di quest’anno con un -10%, valutando stabile l’ultimo trimestre.

Futuro? Ripresa? Spiacenti, pare di no. Rimane il pessimismo e per i prossimi mesi non si intravedono importanti inversioni di tendenza. Il rapporto sulla congiuntura della Camera Di Commercio di Padova sostanzialmente conferma la nostra analisi di un anno con ordini, fatturati, occupazione, vendite al dettaglio, export con segno meno, ricordandoci che si è interrotta una caduta dopo 20 mesi consecutivi di calo di produzione industriale. E ci informa che siamo ancora pessimisti sulle previsioni dei prossimi mesi, ma un po’ meno rispetto alla scorsa primavera.

Qualcosa è cambiato. Ma non chiamiamola più crisi, non illudiamoci. Qualora sia questo il nuovo assetto per il livello produttivo, non dimentichiamoci che abbiamo lasciato per strada quasi 20000 persone in un anno, pensare di riassorbirle in breve tempo è fantasia. E sarà il loro futuro la nostra preoccupazione maggiore e l’indice del nostro livello competitivo.

Parliamo di banche, e del fragile equilibrio dei loro rapporti con le imprese. Tra ABI e le associazioni datoriali, con Confapi in prima linea, c’è un rimpallo di accuse tra chi da una parte subisce improvvise chiusure di linee di credito e chi dall’altra risponde evidenziando disponibilità in aumento e cali di richieste. In mezzo c’è un protocollo, nato con lo scopo dichiarato di garantire la stabilità del sistema finanziario. Ma non è stato così, e ora Basilea2 comincia a manifestare alcuni effetti perversi per molte aziende. Con la ripresa degli ordini infatti serve credito, quello che è stato ritirato in questi mesi, ma che ora non viene più erogato. E quindi il sistema del rating diventa un alibi o un ostacolo insormontabile e rischia così di aggiungere la beffa al danno.

Il governo ha concentrato in questo ambito le energie per arrivare alla moratoria sul credito, chiesta a gran voce da più parti. La realtà evidenziata dai nostri associati sta dimostrando che questo strumento viene usato in minima parte, malgrado sia conosciuto da tutti. I motivi sono facili da intuire e pongono ulteriori dilemmi sul futuro equilibrio del rapporto banca-impresa. Rimane una diffusa sfiducia nel sistema bancario, in particolare con i maggiori istituti di credito. La domanda di moratoria include l’implicita ammissione di difficoltà economiche della propria azienda, con conseguenze indirette ma, come abbiamo visto, assolutamente determinanti.

A fronte di questa situazione, il tessuto economico della nostra provincia saprà essere ancora virtuoso perché non è condizionato da nessun distretto produttivo predominante, ma presenta molte specificità e molte eccellenze su diversi settori che potranno fare da traino su nuovi scenari soprattutto rivolti all’export. Le sofferenze maggiori hanno colpito il comparto della subfornitura meccanica, che sta cercando anche grazie ad Apindustria Padova e alla Camera di Commercio un nuovo sistema di organizzazione settoriale ed approccio al mercato. E’ triste notare che le istanze delle associazioni nei confronti delle istituzioni sono rimaste in secondo piano, in questo periodo che crisi ormai non è: pressione fiscale, inefficienza burocratica, lungaggini amministrative, e tutti quei costi che placcano le energie dei nostri uomini che ogni giorni in azienda dimostrano di credere nella centralità del lavoro come sviluppo sociale.

E l’Italia ci crede ancora?


Il viaggio di Samuel Gentile nel villaggio del mobile

24 maggio 2010

Cerco di arredarmi la casa, un weekend per volta, senza fretta e senza grandi pretese.

Il design proposto dalle grandi firme è sicuramente emozionante, trascorro delle ore piacevoli all’interno di showroom che espongono veri e propri pezzi d’arte, camuffati da armadi o librerie o sistemi di illuminazione. Non sono un fanatico o cultore delle marche e non conosco la storia dei prodotti, ma ne percepisco alcune qualità, come la cura dei dettagli, l’eleganza e il portamento e riconosco come giusto il prezzo che bisogna pagare per avere in casa uno di questi mobili.

Gli showroom mettono in bella mostra i marchi delle grandi case, sono orgogliosi di esporre i prodotti sfornati da Dada, Molteni, Frau, Minotti, non me ne vogliano tutti gli altri che non elenco qui.

Fin qui è tutto bello. Tutto estremamente bello, ma inaccessibile.

A questo punto viene il momento di scendere dall’olimpo del design e approdare a soluzioni di arredo economicamente accessibili. Insomma, non voglio spendere 6000-7000€ per l’armadio, nonostante mi piacciano molto alcune soluzioni, soprattutto quello con “porta TV” a scoparsa, de La Falegnami.

Eccomi allora alla ricerca di prodotti meno prestigiosi, ma ugualmente funzionali, senza dovermi ridurre al fai da te dell’ikea con inclusa tappa enogastronomica alla bottega svedese.

E dove altro puoi cercare l’arredamento della tua casa, se non in un mobilificio?

Il termine mobilificio (mo-bi-li-fì-cio s. m. fabbrica di mobili) è ciò che di più ingannevole si possa trovare nelle insegne dei numerosi edifici che espongono cucine e arredamenti in genere. Ambienti di grandissime dimensioni, perfettamente illuminati, con soluzioni preconfezionate, con misure standard, sicuramente in linea con le annuali tendenze dettate dai grandi marchi. Fuori la grande scritta “Produzione mobili”, coerente con la definizione del dizionario, quasi più grande del nome della famiglia che da generazioni si occupa di allestire le case dei compaesani.

Dentro, invece, la coerenza non è più di casa.

Tu varchi la soglia, parte un avvisatore acustico, lo si deve sentire dal punto più remoto della mostra, loro ti corrono incontro, ti sorridono, alcuni accennano un abbraccio, di questi tempi va bene anche questo.
Ti accompagnano nel reparto più idoneo, stai pur sicuro che una zona della mostra presenta qualcosa di anche lontanamente simile a quello di cui hai bisogno.

Ecco gli armadi! Ante scorrevoli, proprio come vuoi tu. Li puoi avere in tutte le salse: vetro, se sei masochista e vuoi passare i weekend a pulirlo dalle impronte; specchio, se sei esibizionista e vuoi osservare da un altro punto di vista le tue performances sul materasso; impiallicciato, se sei nostalgico del legno e 1 micron di copertura è sufficiente a farti credere che quello sia un buon investimento; laccato lucido o opaco, se vuoi te lo fanno in tinta con il pistillo del fiore che hai sul copriletto, a patto che lavi lenzuola e ante a 30°; con telaio in alluminio che di sicuro non deforma perchè non soffre nè caldo nè freddo; in tamburato, oppure laminato, oppure truciolare, fatto sta che il legno è solo un’illusione, tanto che ti viene da rimpiangere i mobiletti dell’ikea, in betulla scandinava, almeno quello è vero legno.

Ma la tristezza attanaglia il cuore quando loro, guardandoti negli occhi, riescono a pronunciare “Questi li facciamo noi”, sottintendendo in quella frase la serietà, la cura, la garanzia, il buon rapporto produttore-consumatore che può instaurarsi con facilità al momento dell’ordine.

Tu stai seduto in una scomoda ma ludica seggiolina di plastica e li osservi sfogliare un catalogo ricco di immagini e di disegni che simulano la combinazione perfetta; moduli da 75-90-115-130cm, nella giusta sequenza, si presteranno per far venire fuori l’armadio giusto per la tua camera. Tutto è predeterminato, la soluzione devi trovarla tra le combinazioni possibili, sembra di giocare con i Lego, divertente si, ma nessun pezzo può essere modificato in funzione del tuo bisogno, sei tu a doverti adattare, se sei fortunato puoi far costruire la camera attorno all’armadio, se sei coraggioso puoi buttare giù il muro.

Ma come, non li producete voi?

Quando ho letto “Produzione mobili” nell’insegna ho immaginato che nel retrobottega ci fosse una squadra di falegnami, esperti intarsiatori, con il grembiule blu con la tasca sul petto, con gli occhiali sulla punta del naso e la matita rossa a sezione rettangolare poggiata sull’orecchio, con la punta fatta con la roncola, insomma, pensavo che fossero tutti lì pronti a ingegnarsi per trovare la migliore soluzione a quel particolare problema. Maledetta immaginazione.

Loro, quelli che sfogliano i cataloghi, non producono niente, o forse si, ma ora non mi interessa divagare. Loro rivendono, fanno un po’ di consulenza, anche se svendono il know-how in funzione del prodotto d’altri, non si fanno pagare nè per la prima cosa, nè per la seconda, il loro guadagno è nel margine che hanno sul prezzo di listino. Di solito il 50%, a volte anche più.

Il momento migliore per vederli in azione sono le settimane successive al salone del mobile, c’è il rinnovo della mostra, arrivano i nuovi cataloghi dalle case produttrici, vengono rispolverati dagli archivi i mazzetti di etichette adesive con il nome del mobilificio, da attaccare ovunque, sopra ad ogni marchio, sopra ad ogni indirizzo, su ogni indizio che ti possa portare a lui, il desiderato, ambito, ormai mitologico: mobiliere.

Mobiliere, chi sei? Da dove vieni? Dove ti nascondi? Mi senti?
Perchè non vuoi parlare con me?

Il trevigiano è la terra promessa dell’arredatore, le migliori aziende sono tutte lì, un capannone di fronte all’altro, senza competizione e senza concorrenza, perchè per quelle strade non passa manco un cliente. Zona protetta, militarizzata, cecchini agli incroci che sorvegliano gli ingressi, scansione dell’iride anche solo per poter telefonare all’azienda. L’accesso agli showroom è riservato ai soli operatori di settore, possibilmente in possesso di papalina.

Tu che compri l’armadio, tu che paghi il prodotto e la consulenza dei parassiti della filiera, non hai alcun diritto di poterlo vedere (l’armadio), se non in fotografia.

Decine (a volte centinaia) di migliaia di euro spesi in stampe di opuscoli, assolutamente su carta patinata e con una buona dose di petrolio e solventi in groppa. Siti web che sono copie animate dei fotografici: uso monodimensionale e sterile di un potentissimo strumento per fare business, su cui hanno investito il meno possibile; se lo faceva il cugino del “bòcia” di bottega veniva meglio.

Il vantaggio reale è non avere a che fare con il consumatore. Sono pronti a tutto piuttosto che rispondere al telefono proprio a colui che i soldi li spende sui loro prodotti. L’origine del cash flow. Il bene assoluto di ogni sistema economico. Vade retro cliente!
Alcuni addirittura stampano i propri cataloghi, che la filiera distribuirà fino al consumatore, privi di ogni marchio e di ogni riconoscimento, proprio come vuole il sistema.

E tu che vorresti dar loro i tuoi soldi, in cambio dei loro prodotti, come ti senti?
Io ho provato a chiamare in una di queste aziende, ho chiesto di avere per email le fotografie di un tavolo e una sedia di loro produzione, mi hanno risposto “Lei DEVE rivolgersi al suo mobilificio di fiducia, questa è l’AZIENDA”. Lei DEVE era da un po’ che non me lo dicevano. Non ricordavo più come e cosa si risponde in circostanze come queste, e mi sono trovato, senza veramente volerlo, a seguire il consiglio. Le foto non sono mai arrivate.
Il loro tavolo non lo compro, ovvio, se non posso vederlo meglio è assai difficile fidarsi.

Scrivo queste righe e mi vien da pensare ad un sistema diverso, un processo differente, nel quale il mio quesito dovrebbe ricevere una risposta 2.0, ricca di cordialità, pronta a soddisfare i miei banali interrogativi, che potrebbero costituire nel tempo una solida area FAQ e aiutare a tarare la comunicazione dell’AZIENDA verso il portatore sano di assegni e contanti, il cuore del business, il consumatore.

Maledetta immaginazione.

Devo cercare un armadio apposta, dove parcheggiare la mia fantasia, che accompagna troppo spesso le gite nel meraviglioso villaggio del mobile. Magari lo trovo su eBay. O all’ikea.

Samuel Gentile

Riflessioni per il prossimo modello nordest

26 marzo 2010

Voglio condividere alcune sfumature del vivere passato ed attuale dell’imprenditore nordestino. Sono tutte cose mie, che portano con sè la limitatezza della mia esperienza ma rimangono scorci autentici e mi auguro obiettivi.

Il nordest: alcuni lo definiscono il “miracolo”, ma è meglio definirlo un modello che si è sviluppato in una determinata zona geografica in un certo periodo storico. Ha sviluppato attorno al suo vivere alcune regole di management specifiche, spesso contrarie ad altre contemporanee di uso comune. E’ importante analizzarle in senso critico perché su di esse si basa buona parte dell’attuale seconda generazione, che ha assorbito gli insegnamenti dai genitori e non può esercitare forme diverse di conduzione aziendale, perchè non conosce altri stili o per imposizioni dai senior.

Testa bassa vanti sempre! Questa è la regola numero zero. Un inno alla produttività, alle 16 ore in azienda, all’abnegazione totale. Sempre avanti perché non ci si può fermare, per nessun motivo, neppure per pensare a quello che si sta facendo. I figli alla baby-sitter, sport concesso solo il calcio, in tv la domenica. Una dimostrazione che il fallimento è solo una conseguenza della prigrizia. Vietato farsi domande. Formazione? Sitto matto? Ancora qui a leggere il blog???

Innovazione e conoscenza. Qui la prima è l’acquisto di un nuovo macchinario, la seconda è misurata dal tuo titolo di studio e dagli anni che hai lavorato nel settore Di fatto c’è una continua innovazione, di tipo soft, che avviene quasi totalmente dentro l’azienda e con un grosso impegno per il controllo. Questo modus operandi comporta l’esclusione del sapere universitario, oggi sempre e troppo distante dalle pmi, e di fatto è difficilmente misurabile dagli indicatori di innovazione usati, ad esempio, dalla Comunità Europea.

Il sapere è la merce di questo secolo. Diventa importante far conoscere a tutta l’azienda dove trovare l’informazione necessaria. E fargliela trovare prima possibile, magari giusta. In questo scenario non ci possono essere colli di bottiglia legati alla disponibilità della singola persona. Ma qui nelle nostre fabbrichette uno dei comandamenti recita “il titolare deve sapere tutto”, sennò che titolare sei? Ho visto troppi talenti sprecati, e che con il tempo si sono stancati, a causa dei vincoli e paletti imposti dai loro datori di lavoro. Durante l’ultimo ApiFocus un collega recitava più o meno: “Devo andare io a cercare nuovi clienti perchè solo io posso sapere cosa è in grado di fare la mia azienda”. Si spiega da solo.

L’ultima sfida da vincere, il mostro finale della trasformazione dell’economia di queste zone, è accettare che il capo, come lo abbiamo inteso fino ad ora, è morto. Come vengono percepiti oggi i maestri, i dottori, i politici, i preti, rispetto a venti, trent’anni fa? Non ci trovo nulla di sbagliato nella situazione attuale, e sono consapevole del fatto che i leader ci devono essere. E come potranno imporsi sugli altri? Semplicemente non dovranno più pensare di farlo. All’autorità va sostituita l’autorevolezza, il consenso si guadagna attorno a proposte concrete e a benefici riconosciuti.

Chi sogna oggi di essere imprenditore dovrebbe sintonizzare la propria missione con paradigmi diversi. Da un passato in cui il fondatore era anche colonna portante, spina dorsale e riferimento per tutto lo scibile, a nuovi sistemi dove la fiducia e responsabilità condivisa consentino la formazione di centri decisionali decentratri che si formano per aggregazione di competenze dei nuovi imprenditori, i dipendenti. L’azienda che cammina con le proprie gambe deve diventare una scadenza di medio termine nelle agende di tutti noi.

Come si fa? Non lo so, e non fidatevi di chi dice di saperlo. Metabolizziamo la convinzione che oggi non ci sono più regole, fomule segrete. Serve il giusto atteggiamento, la consapevolezza della responsabilità di ogni azione, la ricerca della meritocrazia nell’ambiente di riferimento.

Grazie per aver letto questa mia riflessione, utile soprattutto a me nella ricerca del distillato dell’imprenditore ideale. I commenti sono molto graditi.


Piccolo è bello? No.. flessibile è bello!

1 marzo 2010

Penso fortemente che lo stato di crisi che c’è ora è la fine di un modello di crescita nata agli inizi del 1900 con il Fordismo.
Quindi siamo di fronte ad un cambiamento di paradigma del lavoro e della vita. La sociologia insegna che questi cambiamenti avvengono sempre con rotture sociali che costituiscono un nuovo ordine delle cose. Ma è tutto catastrofismo il mio? No, perchè va sempre ricercata l’opportunità e perseguita la crescita.

E’ però ovvio che per guardare al futuro non lo si può fare come si è guardato il passato, d’altronde non si guida l’auto guardando sempre nello specchietto retrovisore.

Fino ad ora si è guardato al modello del nord est “piccolo è bello” con ammirazione. Ma in realtà è un modello che è finito più che altro perchè bisogna studiare meglio il modello. Non è vero che piccolo è bello, ma flessibile è bello. Di fatto le piccole dimensioni aziendali permettevano di essere flessibili e quindi ricercare sempre nicchie di mercato dove essere leader incontrastati. Ma la flessibilità portava anche ad essere velocemente reattivi alle nuove richieste del mercato. Di fatto negli ultimi anni la globalizzazione ha reso il mercato è sempre più difficile sia da gestire che da intuire ed inoltre ha portato alla comparsa di competitor soprattutto stranieri che hanno costi di manodopera inferiori. Di fatto questa segmentazione dimensionale sta portando l’Italia a perdere il treno della ripresa, infatti la produzione mondiale è tornata a livelli precrisi, ma l’Italia è ancora a -20%. Inoltre negli anni si stanno assottigliando i margini di guadagno.

Come uscirne?

Con un forte cambio di cultura imprenditoriale. Bisogna passare la barriera psicologica del possesso d’impresa e passare al presidio.
Ogni azienda deve avere una propria identità, ed è importante che l’imprenditore dia la direzione e non abbia paura a scendere con la proprietà sotto il 51% ed aprendo così la sua azienda agli investitori che portano capitale fresco per crescere. Inoltre non si deve aver paura a creare agglomerati d’impresa che concorrono assieme per competere globalmente, ma anzi è una politica che deve esser perseguita.

A questo Paese servono imprenditori di prima generazione, un po’ di incoscienza costruttiva e quel coraggio necessario a fare una vera e propria rivoluzione culturale….

Credo che il nuovo paradigma di crescita parte da questi 4 postulati:

  1. In azienda non potrò mai avere le migliori persone al mondo. A questo punto conviene aprirsi al mondo => Azienda aperta al mondo
  2. Non importa quanto sai ma quanto velocemente riesci a reperire nuova conoscenza => Condivisione del sapere
  3. Le persone all’azienda non devono essere visti come risorsa umana ma come capitale umano in quanto sono il vero vantaggio competitivo rispetto alla concorrenza => Immaterialità d’impresa
  4. Pensare globale ma vivere locale ( Gloloc ) => Globalizzazione d’impresa

Questi postulati rientrano quindi nella nuovo modo di intendere l’impresa di qualunque tipo.


Non ho risposte alle vostre domande

24 febbraio 2010

A volte, preso dalla curiosità, sfoglio le statistiche di visita di questo blog. Vanno bene, sempre meglio. Gli articoli sono molti, si entra qui cercando un po’ di tutto.

Ma da circa 3 mesi c’è una frase magica, uno slogan che giornalmente è al top delle frasi googlate: crisi economica 2010. Merito, credo, di un paio di articoli nei quali mi ero preso la briga di analizzare con un pizzico di lucidità le proiezioni finto-ottimistiche rimbalzate crescendo nei media con lo scopo di tranquillizzare gli animi impauriti di chi viveva uno scenario economico travolto da una crisi che ha spazzato via posti, fabbriche, distretti.

Nei primi posti non mancano mai altri argomenti dannatamente seri, quotidiani rebus moderni: accesso al credito, finanziamenti per imprese, banche e giovani imprenditori, eccetera.

Vivo la lettura di quelle ricerche come dei quesiti che cercano risposte immediate e sicure. Potendo, chiederei le storie e le situazioni di chi ora è in difficoltà, per capire come potrei aiutarle. Ma credo di non avere le risposte. Le risposte, purtroppo, non le ha nessuno.

La cosa che mi rende più spaventato è l’alto numero di vite umane che ha deciso di arrendersi, di lasciarci alle nostre sfide, mettendo la parola fine cercando di spiegarlo a moglie e figli con una lettera. Non abbiamo fatto abbastanza, forse. Si muore per lavoro anche così. Anche oggi. Nella mia città.

Chi pensava ad un forte cambiamento dato dall’emergenza economica, ha preso un abbaglio. Le aziende, quelle rimaste, si sono appena scosse, lamentate, hanno ridotto il personale e i margini. Ma finora nessuna rivoluzione.

La velocità del cambiamento ha la stessa velocità del cambio generazionale. Ripensando ad oggi, alle mie esperienze, ne trovo una conferma.

Scena 1: trovo un appunto nella scrivania, un cliente mi ha cercato perché non capisce cosa gli avevo scritto ieri in email. Chiede di essere richiamato. Al telefono mi fa intendere di aver capito, infatti mi chiede esterefatto solamente come mai io uso comunicare con loro via posta eletronica.

Scena 2: mi chiama un cliente, mi dice un sacco di cose, vuole un preventivo. Prima di farmi ripetere, gli chiedo come mai non mi ha fatto un fax, per evitare errori: sai, dovrei chiedere a mia figlia, facciamo prima così.

Scena 3: una ragazza, massimo 22 anni, è entrata in ufficio chiedendo se stavamo cercando una segretaria. In mano una busta colorata piena di curriculum stampati a colori, con la foto. Alla mia risposta negativa, ha ringraziato e salutato cordialmente, uscando per ragiungere prontamente il cancello successivo.

Ci sarà una ripresa, una nuova alba, ma non sarà domani mattina. Forse la vedranno i bambini di oggi. La ragazza che chiede porta a porta un posto di lavoro ha già intuito lo scenario. Le auguro tutta la fortuna del mondo. Il disoccupato che cerca lavoro per non vendere la moto, vive con i genitori e viene a colloquio con il bmw, forse no. Buona fortuna anche a lui.


Demotopia | Cittadinanza digitale. Postdemocrazia?

18 novembre 2009

Voglio fare la mia parte per divulgare un’iniziativa del Consiglio Regionale Veneto, per lo sviluppo di un tema molto caro a noi “cittadini della rete”

Sono venuto a conoscenza di questa iniziativa per caso, durante una passeggiata ad ExpoScuola. Spero di riuascire ad andarci di persona, altrimenti la seguirò dall’ufficio in streaming (e si potranno anche far domande dal web!) Siamo soliti, tutti, accusare la macchina pubblica di arretratezza e di chiusura, io per primo ritengo che la politica è ancora lontana da un principio di trasparenza vera necessario per entrare in rete. Quindi sono molto curioso di capire come si muove la Regione Veneto, dal mio punto di vista è un passo avanti rispetto a tutti.

E’ un diritto esprimere un parere contrario, nei modi giusti e leciti, quando la pubblica amministrazione diventa un ostacolo alla vita civile. Dovrebbe essere un dovere promuovere le iniziative che avvicinano il cittadino alla vita pubblica. Ecco perchè segnalo questo evento.

CITTADINANZA DIGITALE. POSTDEMOCRAZIA?

20 novembre 2009 – Venezia. Future Centre Telecom Italia

Programma della giornata
Ore 9.30
1. Saluti e apertura della giornata. Marino Finozzi, Presidente del Consiglio regionale del Veneto
2. Il progetto demotopia.net e il significato del convegno. Informazione e partecipazione principi costitutivi di un nuovo concetto di cittadinanza. Presentazione a cura di Cristiano Buffa (Aequinet)


Innovazione nella pubblica amministrazione. Qualificazione dei servizi, digital divide e partecipazione.

Ore 10,30
3. Obiettivi, metodologie e strumenti adottati in alcune esperienze di e-democracy promosse da pubbliche amministrazioni nel territorio veneto. Presentazione della ricerca. (relazione del Prof. Pino Gangemi, UniPD)
4. Qualificazione dei servizi o partecipazione. Obiettivi integrati o alternative? (Presentazione delle esperienze condotte dalle Amministrazioni di Padova, Verona, Venezia, Treviso, Belluno, Vicenza)
5. Metodologie e best pratices nella concertazione dei piani territoriali. Il ruolo svolto dai gruppi di interesse nella pianificazione concertata del territorio. Relazione di Associazione Fram_menti, Castelfranco Veneto
6. Nativi della rete e Pubbliche Amministrazioni. Inclusione, cooperazione o esclusione? (interventi di partecipanti e iscritti al network:: giovanidimarca.it, terremoto09 )


Democrazia consultiva. Il ruolo delle tecnologie, le regole della rete, come definire un protocollo partecipativo

Ore 12,15
7. Quali tecnologie e quali procedure adottare per alzare il livello della partecipazione? La PA deve operare come facilitatore di processo, i veri attori della partecipazione sono i cittadini. (relazione di Fiorella de Cindio e Cristian Peraboni, Università degli studi di MIlano)
8. Animazione e promozione nei social network. Come gestire il processo partecipativo. Dal marketing business alla politica. (relazione di Conrad Cancelli Web science)
9. Comunicazioni di iscritti al network

Buffet
Ora 13.30

Dalla parte del cittadino. Contesti, bisogni e progettualità partecipativa
Ora 14.30
10. Il ruolo dell’intermediario competente nella progettazione di iniziative partecipative promosse dalla pubblica amministrazione. Relazione di Csp, Piemonte
11. Se parliamo di rete, è necessario conoscere i cittadini che la frequentano.
Comportamenti, valori, abitudini e cultura dei cittadini della rete. Relazione di Paolo Ferrarini, Future Concept Lab
12. E’ opportuno operare su categorie definite di cittadini? Vantaggi e svantaggi di iniziative rivolte ai giovani (presentazione di Bollenti spiriti, Regione Puglia)
13. Si può fare business con l’e-partecipation? Il caso di INSITO, una metodologia integrata per la costruzione sociale e partecipativa di una conoscenza territoriale. Presentazione a cura dell’Associazione culturale Izmo
14. Progetti, esperienze ed esigenze. Comunicazioni di iscritti al network, (Come2discuss, Alice Cittone, Gabriele Cazzulini)

Sede del Convegno è il Future Centre Telecom Italia, San Marco 4826 – San Salvador (vicino a Rialto) Venezia.

Dalla stazione Santa Lucia vaporetto fermata Rialto, linee 1 e/o 2
Il convegno sarà trasmesso in streaming sul sito demotopia.net. Tramite il sito sarà possibile inviare domande o porre osservazioni ai partecipanti al convegno.

Scarica il pdf del convegno. Ti puoi registrare da qui.

Maggiori informazioni:

Demotopia.netDemotopia social netorkTerzo Veneto


Nuovo Articolo: LA TEORIA ECONOMICA DEL DODO

29 luglio 2009

NUOVO ARTICOLO
LA TEORIA ECONOMICA DEL DODO
www.eugeniobenetazzo.com/teoria_economica_del_dodo.htm

DISPONIBILE IL REPORT INVESTMENT & STRATEGY 2009
www.eugeniobenetazzo.com/report.htm

RIPARTE IL TOUR CON NUOVE DATE
www.eugeniobenetazzo.com/tour.htm


Nuovo Articolo – OTTOBRE ROSSO: ASPETTANDO IL DEFAULT ?

15 luglio 2009

NUOVO ARTICOLO
OTTOBRE ROSSO: ASPETTANDO IL DEFAULT ?
www.eugeniobenetazzo.com/ottobre_rosso.htm

DISPONIBILE IL REPORT INVESTMENT & STRATEGY 2009
www.eugeniobenetazzo.com/report.htm

FINALMENTE IL DVD DELLO SHOW L’ECONOMIA ALLO SBANDO
www.eugeniobenetazzo.com/books.htm

Fate girare
Grazie a tutti

EugenioBenetazzo.com


DISPONIBILE IL REPORT FINANZIARIO 2009

26 giugno 2009

IL TRAILER DELLO SHOW FINANZIARIO BANCA ROTTA
http://www.youtube.com/watch?v=_UsbwlbiXOQ

DISPONIBILE IL REPORT FINANZIARIO 2009
www.eugeniobenetazzo.com/report.htm

EOLICO D’ALTA QUOTA: IL KITEGEN
www.kitegen.com

Fate girare
Grazie a tutti

EugenioBenetazzo.com


NUOVO ARTICOLO: HIT PARADE DEI DUBBI FINANZIARI NEL 2009

18 giugno 2009

NUOVO ARTICOLO
HIT PARADE DEI DUBBI FINANZIARI
www.eugeniobenetazzo.com/hit_parade_dubbi_finanziari.htm

VIDEOPILLOLA SU YOUTUBE
CRISI IMMOBILIARE ED INEFFICIENZA ENERGETICA
http://www.youtube.com/watch?v=JRuiizDFYT4


NUOVO ARTICOLO: C’ERAVAMO TANTO AMATI

31 maggio 2009

NUOVO ARTICOLO
C’ERAVAMO TANTO AMATI
www.eugeniobenetazzo.com/ceravamo_tanto_amati.htm

NUOVE VIDEOPILLOLE
CRISI ALIMENTARE E BANCAROTTA
www.youtube.com/eugeniobenetazzo

DISPONIBILE IL VIDEO DELLA CONFERENZA
DOVE ANDRANNO I MERCATI AZIONARI
www.eugeniobenetazzo.com/meeting_08_04_2009.htm


Proposte alla Politica

29 maggio 2009

Proposte per la Politica

Nei giorni scorsi, ma anche in quelli odierni e probabilmente futuri, si parla molto di intreccio tra la politica del Bel Paese e il cattivo costume dello stesso, a trasformare tutto in un morboso momento di gossip, fine a se stesso e con l’unica inevitabile conclusione che, per parlare di costume, non si parla di programmi, di progetti, di futuro possibile e delle intenzioni, delle indicazioni, dei solchi legislativi e culturali, che la politica dovrebbe tracciare per raggiungerlo questo sempre più fumoso domani.

Noi siamo Imprese, Professionisti, Lavoratori, Cittadini, ai quali non interessa la regola estetica od anagrafica che si vuole affidare o sfiduciare, nella scelta di uno o più candidati, noi tutti o almeno la maggior parte (si spera) siamo interessati alla politica del “FARE” : quella che vuole e si pone l’ obbiettivo di produrre risultati, per il paese, per i territori, per l’Europa, della quale volente o nolente ci sentiamo cittadini, anche se spesso non di serie A.

Ho letto molto idee, proposte, invettive, sulle prossime elezioni, ma pochi sono quelli che si sono prodigati a dare un suggerimento, un consiglio, una “Proposta” da affidare alla Politica.

Quella che da rappresentante delle giovani imprese e quindi anche per conto loro, mi sento in dovere di affidare, nasce dall’aver constatato che tutti gli attori economici e non del territorio, sono regolati dal sistema della FIDUCIA. Un esempio può essere utile a comprendere meglio di cosa parlo: le imprese per accedere al credito, per garantirsi la crescita, per dimostrarsi affidabili, periodicamente provvedono a stillare dei bilanci preventivi della propria attività, mettendo in mostra i risultati negativi o positivi raggiunti, al fine di vedere confermata la fiducia dai creditori e dimostrare l’oculatezza e la trasparenza nella gestione, che non è solo dei soci in quanto capitale versato, ma anche dei lavoratori in quanto capitale e lavoro erogato, ma, a pari merito, altri ordini di attori devono provvedere allo stesso modo, in varie forme a dimostrare le proprie buone pratiche a chi si affida e da fiducia loro, nelle più svariate forme possibili.

Dunque in questa mia veste di rappresentante di categoria e di cittadina, chiedo alla politica di giudicare il merito dell’operato dei rappresentanti eletti e farlo avendo come metro di misura, il presenzialismo in aula, le proposte di legge presentate, gli interventi sostenuti e in generale la capacità di produrre rispetto all’ incarico risultati, misurabili in maniera diretta dal cittadino e/o dai partiti che, adottando un “CODICE ETICO DEL FARE”, possano giudicare in itinere il mandato dei rappresentanti eletti e provvedere lì dove ce ne fosse bisogno ad adottare provvedimenti che vadano dai richiami ufficiali, all’esclusione dal gruppo politico di quei soggetti che non compiono il loro dovere (si pensi alla altissima percentuale di euro assenti o dai pianisti in parlamento).

La politica è spesso anche strumento di esempio e ha il dovere morale di darlo in termini positivi e non certo negativi, soprattutto in questo momento di crisi, dove il lavoro torna ad essere più che mai un valore fondamentale da preservare, proteggere ed affidare nelle mani di chi sa farlo fruttare.

Il Gruppo Giovani Imprenditori dell’Api Padova, crede fortemente che il merito e/o il giudizio positivo e/o negativo sull’operato dei nostri rappresentanti, politici e non, vada conquistato sul campo, dimostrando impegno e dedizione e in generale quei valori che quando esercitati hanno reso grande le nostre imprese, i nostri uomini, il nostro paese, per questo motivo rimandiamo, valutazioni su età e bellezza, a quella che più di ogni altro è la valutazione che ci sta a cuore: la volontà espressa, con i fatti dell’ operare e del fare, dell’impegno nel lavoro che ognuno di noi è chiamato a svolgere nel suo ruolo, che se politico diventa ancora più importante non solo per il valore di esempio, ma perché deve garantire la costruzione del futuro sviluppo del nostro paese.

Presidente Gruppo Giovani Apindustria Padova

Marika Vittadello


BANCA ROTTA IN AIUTO DELL’ABRUZZO

20 maggio 2009

BANCA ROTTA IN AIUTO DELL’ABRUZZO
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MARTEDI 26 MAGGIO ALLE ORE 21:00
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MEETING DI BORSA DI VICENZA

21 aprile 2009

DISPONIBILE IL VIDEO DELLA CONFERENZA
DOVE ANDRANNO I MERCATI AZIONARI
TENUTASI A VICENZA IN DATA 08/04/2009
www.eugeniobenetazzo.com/meeting_08_04_2009.htm

METTI KO LA CRISI
SEMINARIO FINANZIARIO A ROMA
SABATO 9 MAGGIO 2009: DALLE 9:30 ALLE 18:30

http://www.macrolibrarsi.it/servizi/__metti-la-crisi-ko.php?pn=277

CON EUGENIO BENETAZZO E LIVIO SGARBI

TRE ANNI PER UN EQUILIBRIO PLANETARIO
INTERVISTA SUL CORRIERE DI CONFINDUSTRIA
www.eugeniobenetazzo.com/pesaro_15_04_2009.pdf

NON PERDETE SU ODEON TV (SKY 827)
EUGENIO BENETAZZO E LA TRUFFA DEL SIGNORAGGIO
TRASMISSIONE REBUS: LUNEDI 27 APRILE ORE 22:00


Io, società a responsabiltà illimitata

30 gennaio 2009

Recensione del libro “Io, società a responsabilità illimitata. Strumenti per fare la grande differenza” di Sebastiano Zanolli, 2008, ed. Franco Angeli

Sono arrivato a Sebastiano Zanolli da un consiglio di Monica, una conoscente che stimo. Ho spulciato così il suo blog, mi sono fatto l’idea di una persona di sostanza, ho visto che aveva da poco dato alle stampe un libro, subito ordinato. E letto, ma è più corretto dire mangiato.

E’ un libro di management piacevole, e la novità è che è piacevole. Le frasi sono tutte più corte di un SMS, ma i concetti sono profondi. Si parla di cose importanti, di responsabilità, di morte, di felicità, di lavoro, della nostra vita quotidiana.

Cosa si impara leggendo il libro? Imparerete ad amare la vostra formazione continua. Zanolli condivide la propria analisi della realtà, dalle abitudini quotidiane al legame con la macroeconomia e la globlizzazione, in modo chiaro, semplice, che sempra quasi banale. Ma non sono affatto banali le conclusioni prese attraverso una visione schietta dei meccanismi che dominano questo mondo che accelera sempre più forte, isterico. Non smettere mai di imparare è la prima regola fondamentale. La conoscenza infatti diventa il valore aggiunto principale nell’economia durante l’era dell’informazione.

Personalmente sono rimasto sorpreso dalla totale sintonia di idee e visioni che ho in comune con l’autore. Ho apprezzato molto i consigli sull’essenza della comunicazione e della leadership, scritti in modo più diretto e reale rispetto ai mille manuali in giro.

Ho sottolineato alcune frasi che volevo ripescare. Nel libro si parla di un mondo senza sonno, che non si ferma mai, dove tutti sanno tutto istantaneamente. Ma come sopravvivere? E come fare la differenza? La soluzione in una frase: “In un mondo povero di tempo e ricco d’informazioni, andare all’essenza è fondamentale“.

Il centro del messaggio dell’autore è il valore da riscoprire della virtù della responsabilità individuale. Senza accusare il mondo, la dobbiamo promuovere noi. Dobbiamo creare le basi di un sistema che si misura con le responsabilità. I Giovani Imprenditori Confapi hanno intitolato il Congresso 2008 “Responsabilmente: stato, mercato e concorrenza”. Senza responsabilità non c’è meritocrazia. E non c’è spazio neanche per l’etica.

Leggetelo.


giovanimprenditori intervista il dott. Cristiano Samueli, presidente Associazione Italiana per le Decisioni di Fine vita

7 gennaio 2009

Ciao Cristiano. Ti chiedo due righe su di te, chi sei e di che cosa ti occupi, per introdurti ai nostri lettori.

Ciao Mauro e ben trovati a tutti i tuoi lettori. Sono un medico di medicina generale e mi occupo di problematiche di fine vita, ovvero di come comportarsi da un punto di vista etico nei confronti dei malati terminali. Mi sono reso conto che in questo campo la medicina non ha delle direttive ben decodificate arrivando al paradosso che si possono prendere decisioni differenti di fronte allo stesso caso clinico. In questo senso sono stato il responsabile scientifico e moderatore del “Primo Simposio Nazionale sulle Decisioni di Fine Vita: quale il ruolo della desistenza terapeutica” tenutosi a Mestre nel maggio 2008 e sto organizzando il seminario “Dagli hospice al volontariato: il cammino del fine vita” che si terrà a Mestre il 7 febbraio 2009 in collaborazione fra Comune di Venezia ed Ordine dei Medici della Provincia di Venezia.

Partiamo dalla primavera di quest’anno, quando alla nostra associazione perviene l’invito per il primo simposio nazionale sulle decisioni di fine vita. Perché un simposio su questo tema? Quali percorsi si sono delineati in conclusione dell’evento?

Il Simposio è nato proprio perché da parte dell’Ordine dei Medici della Provincia di Venezia si è sentito il bisogno di iniziare ad affrontare il tema delle decisioni di fine vita in una maniera strutturata e non dispersiva come era avvenuto fino a quel momento. Abbiamo voluto quindi coinvolgere figure con varie professionalità e di campi diversi per aver modo di valutare la questione sotto vari aspetti. La cosa più rilevante è stata la sostanziale unanimità dei vari relatori nel riconoscere l’importanza della desistenza terapeutica nel campo delle problematiche di fine vita.

Parliamo di desistenza terapeutica, un termine di uso non comune. Puoi quindi spiegarci meglio di che cosa si tratta?

Il termine desistenza terapeutica è stato mutuato dall’Anestesia-Rianimazione, ambito della medicina in cui per primo si è sentito il bisogno di affrontare queste problematiche in maniera globale. In questo settore infatti è molto più pressante e drammatico il problema delle decisioni di fine vita nei confronti di un paziente morente. Il concetto di desistenza terapeutica trova il suo fondamento sull’etica dell’accompagnamento che indirizza il professionista sanitario al modo in cui si deve assistere il malato terminale. Desistere vuol quindi dire accompagnare questo tipo di pazienti verso la fine dando loro la migliore terapia del dolore e di supporto vitale, creando un rapporto medico-paziente chiaro ed efficace che riesca anche a decodificare le loro esigenze, costruendo inoltre una relazione positiva con la famiglia.

Le cronache hanno recentemente portato alla ribalta il “caso Englaro”. In questi momenti il dibattito pubblico si sofferma sulle questioni cosiddette etiche, il testamento biologico, prese di posizione ferme. Cosa c’è che non funziona in questo meccanismo? Come si pone l’Associazione Italiana per le Decisioni di Fine Vita?

Il problema alla base delle discussioni a cui ho partecipato o che ho ascoltato riguardo al caso Englaro o più in generale sulle decisioni di fine vita è che non si arriva mai a nulla di costruttivo. Questo perché si usano sempre i termini eutanasia ed accanimento che sono già unanimamente riconosciuti essere negativi ed improponibili nella nostra realtà sociale. Mancano i punti di riferimento ed un codice con cui confrontarsi. Ecco perché AIDeF, che crede fermamente nel diritto costituzionalmente riconosciuto di autodeterminarsi di ogni essere umano, sostiene e valorizza il concetto di desistenza terapeutica poiché lo riteniamo l’unico in cui tutti si possano riconoscere. È chiaro che la sua definizione è un percorso in cui c’è bisogno di un ampio contributo per arrivare ad una descrizione completa del termine.

Durante un ApiFocus del mese di settembre, grazie alla collaborazione dell’amico Maurizio Bortali di ALEA Ca’ Foscari, molti di noi hanno compilato il questionario individuale socio-organizzativo. Che risultati stanno emergendo da questa vostra analisi?

Il progetto del questionario sul fine vita da far compilare ad imprenditori e direttori è nato in quanto i Presidenti di ALEA e Salone d’Impresa si sono resi conto dell’estremo interesse e della completa novità che vi era nel capire l’impatto delle problematiche di fine vita all’interno del clima aziendale. In questo senso è stata coinvolta AIDeF come supervisore scientifico e abbiamo come partner il Comune di Venezia e l’Ordine dei Medici della Provincia di Venezia. Anche se presenteremo i risultati finali al “Secondo Simposio Nazionale sulle problematiche di fine vita” che si terrà a Mestre il 16 maggio 2009, ti posso già anticipare che la richiesta più forte ed immediata che viene dai questionari è legata al bisogno di formazione per affrontare meglio questi eventi all’interno delle aziende.

Realtà aziendale e problematiche di fine vita. Due mondi all’apparenza completamente estranei tra loro. Ma ci sono a tuo avviso dei possibili punti di contatto?

Sono d’accordo con te nel pensare che siano due mondi all’apparenza completamente estranei tra loro. Sappiamo che ogni realtà aziendale è il risultato di una propria cultura e dal clima organizzativo esistente. Un’azienda è formata da persone che trascorrono più tempo al lavoro che a casa propria ed è inevitabile che al suo interno ci si ritrovi ad affrontare problematiche di fine vita. Quindi a mio parere prestare attenzione e sensibilità a queste problematiche consente di raggiungere maggiore efficienza ed efficacia in ogni realtà lavorativa. Devo inoltre dirti che all’inizio del progetto qualcuno pensava che il fine vita non interessasse alle imprese, perché più interessate al mondo economico, ma questo punto di vista è stato subito cancellato dai primi risultati dei questionari.

Il senatore prof. Ignazio Marino sta raccogliendo le firme per sostenere la libertà di cura. Puoi spiegarci meglio di cosa si tratta e perché è importante sottoscrivere l’appello?

Sul sito www.appellotestamentobiologico.it è presente un appello a cui hanno aderito già più di 25 mila persone, che vuole essere un forte richiamo agli organi istituzionali perché finalmente affrontino il problema del testamento biologico. Per farti capire la grande confusione che regna, devi sapere che in Parlamento sono depositati ad oggi dieci progetti di legge su questo tema senza che nemmeno uno sia mai stato discusso e quindi reso esecutivo.

Cristiano, ci puoi dare qualche indirizzo utile nel web per chi volesse approfondire l’argomento?

Non posso che invitare i tuoi lettori a navigare sul sito www.desistenzaterapeutica.it che è il punto di riferimento per questi argomenti e lo dimostra il fatto che ha recentemente superato i 100 mila contatti dopo nemmeno un anno di vita.


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