Formazione intensiva di management per le PMI

18 novembre 2011

Dopo il successo del ciclo di attività legato allo sviluppo delle competenze trasversali nella vita professionale, Confapi Padova e Federmanager presentano “Corso Intensivo di Management per le PMI”, sei giornate formative dedicate all’approfondimento delle tematiche legate alla gestione d’impresa: dall’analisi del mercato alla gestione dei processi innovativi.

«Siamo partiti dalla piena consapevolezza del valore della formazione per imprenditori e manager  – spiega il presidente del Gruppo Giovani di Confapi Padova, Marika Vittadello, primo promotore dell’iniziativa. Chi ha responsabilità d’impresa, prima di tutto nei confronti del territorio e dei propri collaboratori, ha l’obbligo morale di mantenersi aggiornato e di implementare i propri skills da amministratore. Spesso le iniziative formative non rispondono alle reali necessità della piccola impresa ma si concentrano su nozioni prettamente accademiche. E’ per questo che abbiamo voluto proporre una serie di attività d’aula strutturate sulla base delle indicazioni pervenute dai nostri imprenditori associati».

Il primo dei corsi “Dall’analisi del mercato al governo mercato” si svolgerà il 24 e il 25 novembre e sarà tenuto dal dott. Franco Forin, uno dei massimi esperti di direzione commerciale, presidente e fondatore di UNA Forza Vendite e di The Right Marketing Service, aziende leader in Italia nei processi di sviluppo di strategie commerciali e di organizzazione ed implementazione della rete vendita.

Il programma affronterà l’analisi e gli strumenti per la valutazione del potenziale di mercato, la stima della conseguente strutturazione della rete di vendita, la scelta e la selezione dei venditori e infine gli stili di leadership nella gestione della forza di vendita.

Prossime tappe del percorso “L’organizzazione aziendale fonte di vantaggio competitivo”, tenuta da Anna Cabigiosu, docente di Organizzazione aziendale dell’Università di Padova, e “Change and innovation management ” seguito invece dal professor Alessandro di Paolo, docente di sostenibilità aziendale dell’Università di Padova.

Scarica il programma “Dall’analisi del mercato al governo mercato”

Scarica il calendario completo del ciclo di attività “Corso Intensivo di Management per le PMI


CONGRESSO NAZIONALE GIOVANI IMPRENDITORI CONFAPI

8 novembre 2011

ESSERE INNOVATIVI É LA NOSTRA TRADIZIONE

Roma – 11.11.11
Sala Bernini, Residenza di Ripetta

Ore 9.30 Registrazione partecipanti

Ore 10.00
Saluti istituzionali
Le determinazioni dei giovani imprenditori
Oriano Lanfranconi – Presidente Nazionale Giovani Imprenditori Confapi

Dialogando con…
Aldo Bonomi – Direttore dell’Istituto di ricerca Aaster
Leonello Tronti – Dipartimento Funzione Pubblica, Presidenza del Consiglio dei Ministri

Cosa è stato fatto e cosa serve ancora alle PMI.
Raffaello Vignali – Vicepresidente Commissione Attività Produttive, Camera dei Deputati

Mario Baldassarri – Presidente Commissione Finanze e Tesoro, Senato della Repubblica

Ore 15.00
Dialogando con…
Padre Bartolomeo Sorge – Direttore emerito Rivista Aggiornamenti Sociali

Inchiesta sul lavoro.
Pietro Ichino – Membro Commissione Lavoro, Senato della Repubblica
Giuliano Cazzola – Vicepresidente Commissione Lavoro, Camera dei Deputati
Leonello Tronti – Dipartimento Funzione Pubblica, Presidenza del Consiglio dei Ministri

Ore 18:00
Conclusioni
Oriano Lanfranconi – Presidente Nazionale Giovani Imprenditori Confapi

Modera i lavori:
Enrico Romagna-Manoja – Direttore de Il Mondo


6 settembre 2010 | Marketing al Primolunedi

3 settembre 2010

Dai primi pubblicitari della Madison Avenue al marketing 2.0: com’ è cambiato il mondo della pubblicità?
Ti piace smanettare con i tuoi amici sui new media come facebook e i social network, ma in azienda si parla ancora di pagine pubblicitarie e comunicati stampa?

Di questo ed altro discuteremo lunedì 6 settembre, a partire dalle ore 20.00, come sempre in Prato della Valle a Padova.

Marketing. Tra vecchi modelli e nuovi strumenti.

Lo faremo insieme al Prof. Leonardo Buzzavo dell’Università degli studi di Venezia Ca’ Foscari, Miriam Bertoli e Cristiano Nordio di 4Marketing e il Prof. Umberto Collesei, uno dei pilastri del marketing cafoscarino.

Soprattutto, lo vogliamo fare con il tuo aiuto: perchè non sarà un monologo dei relatori, ma una conversazione aperta e informale insieme a persone curiose.

Per chi fosse interessato ad un momento conviviale con pizza tutti insieme a partire dalle 19.30, può rivolgersi a Francesco Barbini (mandando una mail a: francesco.barbini@primolunedi.it) dando la sua adesione. Non sarà conteggiato nessuno che non dia espressamente indicazione a Francesco di questa volontà e che non prenda accordi con lui.

Lunedì 6  settembre 2010, dalle 20:00
Padova, Prato della Valle – Sala dell’Antonianum
Via Donatello, 24
35123 Padova (PD)
Entrata da Prato della Valle 56, park interno (Link a Google Maps)

Il costo/contributo per la serata è di €5.
Partecipazione libera.

Samuel Mazzolin
Laura Sicolo


Non chiamiamola più “crisi”!

31 maggio 2010

Articolo inedito redatto il 26 novembre 2009, ritrovato oggi. Lo pubblico fedelmente.

Non chiamiamola più crisi. Ha poco senso continuare ad evocare un fenomeno che sembra scomparire a breve. Quello che è successo sta mescolando le carte per un futuro diverso dell’economia padovana da come l’abbiamo intesa fino ad oggi.

Cominciamo a riflettere dai dati del sondaggio sulla congiuntura economica rilevati dalle aziende associate ad Apindustria Padova a ottobre 2009. Dalle ultime analisi si può confermare l’arresto della contrazione di ordini, ma in uno scenario di estrema scarsità si lavora “a vista”, con magazzini ridotti all’osso e condizioni svantaggiose per i fornitori affamati di lavoro per mantenere occupazione ed investimenti. In queste condizioni i margini sono sistematicamente erosi dalla mancanza di programmazione e gestione, amplificando le inefficienze. Gli associati prevedono mediamente una chiusura di bilanci di quest’anno con un -10%, valutando stabile l’ultimo trimestre.

Futuro? Ripresa? Spiacenti, pare di no. Rimane il pessimismo e per i prossimi mesi non si intravedono importanti inversioni di tendenza. Il rapporto sulla congiuntura della Camera Di Commercio di Padova sostanzialmente conferma la nostra analisi di un anno con ordini, fatturati, occupazione, vendite al dettaglio, export con segno meno, ricordandoci che si è interrotta una caduta dopo 20 mesi consecutivi di calo di produzione industriale. E ci informa che siamo ancora pessimisti sulle previsioni dei prossimi mesi, ma un po’ meno rispetto alla scorsa primavera.

Qualcosa è cambiato. Ma non chiamiamola più crisi, non illudiamoci. Qualora sia questo il nuovo assetto per il livello produttivo, non dimentichiamoci che abbiamo lasciato per strada quasi 20000 persone in un anno, pensare di riassorbirle in breve tempo è fantasia. E sarà il loro futuro la nostra preoccupazione maggiore e l’indice del nostro livello competitivo.

Parliamo di banche, e del fragile equilibrio dei loro rapporti con le imprese. Tra ABI e le associazioni datoriali, con Confapi in prima linea, c’è un rimpallo di accuse tra chi da una parte subisce improvvise chiusure di linee di credito e chi dall’altra risponde evidenziando disponibilità in aumento e cali di richieste. In mezzo c’è un protocollo, nato con lo scopo dichiarato di garantire la stabilità del sistema finanziario. Ma non è stato così, e ora Basilea2 comincia a manifestare alcuni effetti perversi per molte aziende. Con la ripresa degli ordini infatti serve credito, quello che è stato ritirato in questi mesi, ma che ora non viene più erogato. E quindi il sistema del rating diventa un alibi o un ostacolo insormontabile e rischia così di aggiungere la beffa al danno.

Il governo ha concentrato in questo ambito le energie per arrivare alla moratoria sul credito, chiesta a gran voce da più parti. La realtà evidenziata dai nostri associati sta dimostrando che questo strumento viene usato in minima parte, malgrado sia conosciuto da tutti. I motivi sono facili da intuire e pongono ulteriori dilemmi sul futuro equilibrio del rapporto banca-impresa. Rimane una diffusa sfiducia nel sistema bancario, in particolare con i maggiori istituti di credito. La domanda di moratoria include l’implicita ammissione di difficoltà economiche della propria azienda, con conseguenze indirette ma, come abbiamo visto, assolutamente determinanti.

A fronte di questa situazione, il tessuto economico della nostra provincia saprà essere ancora virtuoso perché non è condizionato da nessun distretto produttivo predominante, ma presenta molte specificità e molte eccellenze su diversi settori che potranno fare da traino su nuovi scenari soprattutto rivolti all’export. Le sofferenze maggiori hanno colpito il comparto della subfornitura meccanica, che sta cercando anche grazie ad Apindustria Padova e alla Camera di Commercio un nuovo sistema di organizzazione settoriale ed approccio al mercato. E’ triste notare che le istanze delle associazioni nei confronti delle istituzioni sono rimaste in secondo piano, in questo periodo che crisi ormai non è: pressione fiscale, inefficienza burocratica, lungaggini amministrative, e tutti quei costi che placcano le energie dei nostri uomini che ogni giorni in azienda dimostrano di credere nella centralità del lavoro come sviluppo sociale.

E l’Italia ci crede ancora?


Il viaggio di Samuel Gentile nel villaggio del mobile

24 maggio 2010

Cerco di arredarmi la casa, un weekend per volta, senza fretta e senza grandi pretese.

Il design proposto dalle grandi firme è sicuramente emozionante, trascorro delle ore piacevoli all’interno di showroom che espongono veri e propri pezzi d’arte, camuffati da armadi o librerie o sistemi di illuminazione. Non sono un fanatico o cultore delle marche e non conosco la storia dei prodotti, ma ne percepisco alcune qualità, come la cura dei dettagli, l’eleganza e il portamento e riconosco come giusto il prezzo che bisogna pagare per avere in casa uno di questi mobili.

Gli showroom mettono in bella mostra i marchi delle grandi case, sono orgogliosi di esporre i prodotti sfornati da Dada, Molteni, Frau, Minotti, non me ne vogliano tutti gli altri che non elenco qui.

Fin qui è tutto bello. Tutto estremamente bello, ma inaccessibile.

A questo punto viene il momento di scendere dall’olimpo del design e approdare a soluzioni di arredo economicamente accessibili. Insomma, non voglio spendere 6000-7000€ per l’armadio, nonostante mi piacciano molto alcune soluzioni, soprattutto quello con “porta TV” a scoparsa, de La Falegnami.

Eccomi allora alla ricerca di prodotti meno prestigiosi, ma ugualmente funzionali, senza dovermi ridurre al fai da te dell’ikea con inclusa tappa enogastronomica alla bottega svedese.

E dove altro puoi cercare l’arredamento della tua casa, se non in un mobilificio?

Il termine mobilificio (mo-bi-li-fì-cio s. m. fabbrica di mobili) è ciò che di più ingannevole si possa trovare nelle insegne dei numerosi edifici che espongono cucine e arredamenti in genere. Ambienti di grandissime dimensioni, perfettamente illuminati, con soluzioni preconfezionate, con misure standard, sicuramente in linea con le annuali tendenze dettate dai grandi marchi. Fuori la grande scritta “Produzione mobili”, coerente con la definizione del dizionario, quasi più grande del nome della famiglia che da generazioni si occupa di allestire le case dei compaesani.

Dentro, invece, la coerenza non è più di casa.

Tu varchi la soglia, parte un avvisatore acustico, lo si deve sentire dal punto più remoto della mostra, loro ti corrono incontro, ti sorridono, alcuni accennano un abbraccio, di questi tempi va bene anche questo.
Ti accompagnano nel reparto più idoneo, stai pur sicuro che una zona della mostra presenta qualcosa di anche lontanamente simile a quello di cui hai bisogno.

Ecco gli armadi! Ante scorrevoli, proprio come vuoi tu. Li puoi avere in tutte le salse: vetro, se sei masochista e vuoi passare i weekend a pulirlo dalle impronte; specchio, se sei esibizionista e vuoi osservare da un altro punto di vista le tue performances sul materasso; impiallicciato, se sei nostalgico del legno e 1 micron di copertura è sufficiente a farti credere che quello sia un buon investimento; laccato lucido o opaco, se vuoi te lo fanno in tinta con il pistillo del fiore che hai sul copriletto, a patto che lavi lenzuola e ante a 30°; con telaio in alluminio che di sicuro non deforma perchè non soffre nè caldo nè freddo; in tamburato, oppure laminato, oppure truciolare, fatto sta che il legno è solo un’illusione, tanto che ti viene da rimpiangere i mobiletti dell’ikea, in betulla scandinava, almeno quello è vero legno.

Ma la tristezza attanaglia il cuore quando loro, guardandoti negli occhi, riescono a pronunciare “Questi li facciamo noi”, sottintendendo in quella frase la serietà, la cura, la garanzia, il buon rapporto produttore-consumatore che può instaurarsi con facilità al momento dell’ordine.

Tu stai seduto in una scomoda ma ludica seggiolina di plastica e li osservi sfogliare un catalogo ricco di immagini e di disegni che simulano la combinazione perfetta; moduli da 75-90-115-130cm, nella giusta sequenza, si presteranno per far venire fuori l’armadio giusto per la tua camera. Tutto è predeterminato, la soluzione devi trovarla tra le combinazioni possibili, sembra di giocare con i Lego, divertente si, ma nessun pezzo può essere modificato in funzione del tuo bisogno, sei tu a doverti adattare, se sei fortunato puoi far costruire la camera attorno all’armadio, se sei coraggioso puoi buttare giù il muro.

Ma come, non li producete voi?

Quando ho letto “Produzione mobili” nell’insegna ho immaginato che nel retrobottega ci fosse una squadra di falegnami, esperti intarsiatori, con il grembiule blu con la tasca sul petto, con gli occhiali sulla punta del naso e la matita rossa a sezione rettangolare poggiata sull’orecchio, con la punta fatta con la roncola, insomma, pensavo che fossero tutti lì pronti a ingegnarsi per trovare la migliore soluzione a quel particolare problema. Maledetta immaginazione.

Loro, quelli che sfogliano i cataloghi, non producono niente, o forse si, ma ora non mi interessa divagare. Loro rivendono, fanno un po’ di consulenza, anche se svendono il know-how in funzione del prodotto d’altri, non si fanno pagare nè per la prima cosa, nè per la seconda, il loro guadagno è nel margine che hanno sul prezzo di listino. Di solito il 50%, a volte anche più.

Il momento migliore per vederli in azione sono le settimane successive al salone del mobile, c’è il rinnovo della mostra, arrivano i nuovi cataloghi dalle case produttrici, vengono rispolverati dagli archivi i mazzetti di etichette adesive con il nome del mobilificio, da attaccare ovunque, sopra ad ogni marchio, sopra ad ogni indirizzo, su ogni indizio che ti possa portare a lui, il desiderato, ambito, ormai mitologico: mobiliere.

Mobiliere, chi sei? Da dove vieni? Dove ti nascondi? Mi senti?
Perchè non vuoi parlare con me?

Il trevigiano è la terra promessa dell’arredatore, le migliori aziende sono tutte lì, un capannone di fronte all’altro, senza competizione e senza concorrenza, perchè per quelle strade non passa manco un cliente. Zona protetta, militarizzata, cecchini agli incroci che sorvegliano gli ingressi, scansione dell’iride anche solo per poter telefonare all’azienda. L’accesso agli showroom è riservato ai soli operatori di settore, possibilmente in possesso di papalina.

Tu che compri l’armadio, tu che paghi il prodotto e la consulenza dei parassiti della filiera, non hai alcun diritto di poterlo vedere (l’armadio), se non in fotografia.

Decine (a volte centinaia) di migliaia di euro spesi in stampe di opuscoli, assolutamente su carta patinata e con una buona dose di petrolio e solventi in groppa. Siti web che sono copie animate dei fotografici: uso monodimensionale e sterile di un potentissimo strumento per fare business, su cui hanno investito il meno possibile; se lo faceva il cugino del “bòcia” di bottega veniva meglio.

Il vantaggio reale è non avere a che fare con il consumatore. Sono pronti a tutto piuttosto che rispondere al telefono proprio a colui che i soldi li spende sui loro prodotti. L’origine del cash flow. Il bene assoluto di ogni sistema economico. Vade retro cliente!
Alcuni addirittura stampano i propri cataloghi, che la filiera distribuirà fino al consumatore, privi di ogni marchio e di ogni riconoscimento, proprio come vuole il sistema.

E tu che vorresti dar loro i tuoi soldi, in cambio dei loro prodotti, come ti senti?
Io ho provato a chiamare in una di queste aziende, ho chiesto di avere per email le fotografie di un tavolo e una sedia di loro produzione, mi hanno risposto “Lei DEVE rivolgersi al suo mobilificio di fiducia, questa è l’AZIENDA”. Lei DEVE era da un po’ che non me lo dicevano. Non ricordavo più come e cosa si risponde in circostanze come queste, e mi sono trovato, senza veramente volerlo, a seguire il consiglio. Le foto non sono mai arrivate.
Il loro tavolo non lo compro, ovvio, se non posso vederlo meglio è assai difficile fidarsi.

Scrivo queste righe e mi vien da pensare ad un sistema diverso, un processo differente, nel quale il mio quesito dovrebbe ricevere una risposta 2.0, ricca di cordialità, pronta a soddisfare i miei banali interrogativi, che potrebbero costituire nel tempo una solida area FAQ e aiutare a tarare la comunicazione dell’AZIENDA verso il portatore sano di assegni e contanti, il cuore del business, il consumatore.

Maledetta immaginazione.

Devo cercare un armadio apposta, dove parcheggiare la mia fantasia, che accompagna troppo spesso le gite nel meraviglioso villaggio del mobile. Magari lo trovo su eBay. O all’ikea.

Samuel Gentile

Giovani talenti per nuove opportunità

18 maggio 2010

AIESEC è la piattaforma internazionale che permette ai giovani di esplorare e sviluppare le loro potenzialità di leadership

Cosa significano nella tua realtá cambiamento e innovazione? Mai sentito il bisogno di reclutare Talenti? Ti sei mai chiesto se i giovani d’oggi sanno davvero assumersi delle responsabilitá? Noi ce lo chiediamo tutti i giorni.

AIESEC è la piú grande associazione studentesca mondiale, é presente in 110 Paesi, conta oltre 49,000 membri ed é interamente gestita da studenti universitari. Il suo scopo è quello di permettere ai giovani di intraprendere un percorso di sviluppo personale e professionale parallelo a quello della formazione universitaria. I membri di AIESEC, o AIESECers, costruiscono cosí un bagaglio di esperienze utili per una migliore integrazione nel mondo del lavoro, mirando ad avere un impatto positivo nella societá. Ognuno contribuisce al successo dell’organizzazione essendo parte di un network globale di persone che condividono idee, obiettivi e strategie.

All’interno dell’associazione, che ha sedi diverse nelle diverse universitá, si lavora in team di progetto, in cui ognuno puó mettersi in gioco nell’organizzazione di eventi, nei contatti con gli stakeholders e nella gestione contabile. Le competenze chiave sono l’apertura di pensiero, il proattivismo e la voglia di fare.

Attivitá centrale dell’esperienza AIESEC é lo stage all’estero, in cui ai giovani é offerto di lavorare e di mettersi in relazione con realtà culturali diverse, mentre ai partner é data la possibilitá di inserire al proprio interno un giovane talento, che porti internazionalismo e nuovi punti di vista in azienda.

Cosí racconta Alessandro Tosatto, neolaureato in Economia e Commercio e stagista AIESEC: “Questa esperienza è stata una di quelle che farà sempre parte di me e che ha contribuito ad essere ciò che sono ora. Grazie ad AIESEC Venezia ho avuto la possibilità di andare a lavorare a Delhi, la capitale dell’India. Mi sono interfacciato con una realtà e cultura diversa da quella in cui vivo e ogni giorno ha rappresentato una sfida da superare, con i suoi problemi e le sue piccole soddisfazioni. Vivere un’esperienza del genere aiuta indubbiamente ad essere molto più aperti mentalmente e saggi.

Ho visto luoghi che non avevo neppure mai visto in televisione o nei giornali e nella mia testa ho immagini che faranno sempre parte del mio bagaglio culturale; soprattutto ho conosciuto innumerevoli amici di nazionalità diversa dalla mia e con loro ho passato momenti che resteranno per sempre dei bei ricordi.

Sia il vivere una nuova esperienza personale in modo totalmente autonomo, sia gli stimoli che il lavoro poteva dare si traducevano nel cercare di dare sempre il massimo e vivere ogni giorno pienamente.

Un’esperienza all’estero è indubbiamente qualcosa che cambia una persona, nel mio caso in meglio.

Il Gruppo Giovani Imprenditori di Apindustria Padova collabora attivamente con AIESEC Venezia.

Per maggiori informazioni scrivi a: venezia@aiesec.org oppure visita il sito web.


Avviare una nuova impresa a Padova

17 maggio 2010

Progettogiovani intervista Paola Zanardi della Camera di Commercio di Padova, per qualche spunto sui passaggi chiave da seguire nell’avvio di una nuova attività.

L’intervento spiega in particolare il percorso formativo per futuri imprenditori e le fonti di finanziamento.


Riflessioni per il prossimo modello nordest

26 marzo 2010

Voglio condividere alcune sfumature del vivere passato ed attuale dell’imprenditore nordestino. Sono tutte cose mie, che portano con sè la limitatezza della mia esperienza ma rimangono scorci autentici e mi auguro obiettivi.

Il nordest: alcuni lo definiscono il “miracolo”, ma è meglio definirlo un modello che si è sviluppato in una determinata zona geografica in un certo periodo storico. Ha sviluppato attorno al suo vivere alcune regole di management specifiche, spesso contrarie ad altre contemporanee di uso comune. E’ importante analizzarle in senso critico perché su di esse si basa buona parte dell’attuale seconda generazione, che ha assorbito gli insegnamenti dai genitori e non può esercitare forme diverse di conduzione aziendale, perchè non conosce altri stili o per imposizioni dai senior.

Testa bassa vanti sempre! Questa è la regola numero zero. Un inno alla produttività, alle 16 ore in azienda, all’abnegazione totale. Sempre avanti perché non ci si può fermare, per nessun motivo, neppure per pensare a quello che si sta facendo. I figli alla baby-sitter, sport concesso solo il calcio, in tv la domenica. Una dimostrazione che il fallimento è solo una conseguenza della prigrizia. Vietato farsi domande. Formazione? Sitto matto? Ancora qui a leggere il blog???

Innovazione e conoscenza. Qui la prima è l’acquisto di un nuovo macchinario, la seconda è misurata dal tuo titolo di studio e dagli anni che hai lavorato nel settore Di fatto c’è una continua innovazione, di tipo soft, che avviene quasi totalmente dentro l’azienda e con un grosso impegno per il controllo. Questo modus operandi comporta l’esclusione del sapere universitario, oggi sempre e troppo distante dalle pmi, e di fatto è difficilmente misurabile dagli indicatori di innovazione usati, ad esempio, dalla Comunità Europea.

Il sapere è la merce di questo secolo. Diventa importante far conoscere a tutta l’azienda dove trovare l’informazione necessaria. E fargliela trovare prima possibile, magari giusta. In questo scenario non ci possono essere colli di bottiglia legati alla disponibilità della singola persona. Ma qui nelle nostre fabbrichette uno dei comandamenti recita “il titolare deve sapere tutto”, sennò che titolare sei? Ho visto troppi talenti sprecati, e che con il tempo si sono stancati, a causa dei vincoli e paletti imposti dai loro datori di lavoro. Durante l’ultimo ApiFocus un collega recitava più o meno: “Devo andare io a cercare nuovi clienti perchè solo io posso sapere cosa è in grado di fare la mia azienda”. Si spiega da solo.

L’ultima sfida da vincere, il mostro finale della trasformazione dell’economia di queste zone, è accettare che il capo, come lo abbiamo inteso fino ad ora, è morto. Come vengono percepiti oggi i maestri, i dottori, i politici, i preti, rispetto a venti, trent’anni fa? Non ci trovo nulla di sbagliato nella situazione attuale, e sono consapevole del fatto che i leader ci devono essere. E come potranno imporsi sugli altri? Semplicemente non dovranno più pensare di farlo. All’autorità va sostituita l’autorevolezza, il consenso si guadagna attorno a proposte concrete e a benefici riconosciuti.

Chi sogna oggi di essere imprenditore dovrebbe sintonizzare la propria missione con paradigmi diversi. Da un passato in cui il fondatore era anche colonna portante, spina dorsale e riferimento per tutto lo scibile, a nuovi sistemi dove la fiducia e responsabilità condivisa consentino la formazione di centri decisionali decentratri che si formano per aggregazione di competenze dei nuovi imprenditori, i dipendenti. L’azienda che cammina con le proprie gambe deve diventare una scadenza di medio termine nelle agende di tutti noi.

Come si fa? Non lo so, e non fidatevi di chi dice di saperlo. Metabolizziamo la convinzione che oggi non ci sono più regole, fomule segrete. Serve il giusto atteggiamento, la consapevolezza della responsabilità di ogni azione, la ricerca della meritocrazia nell’ambiente di riferimento.

Grazie per aver letto questa mia riflessione, utile soprattutto a me nella ricerca del distillato dell’imprenditore ideale. I commenti sono molto graditi.


Piccolo è bello? No.. flessibile è bello!

1 marzo 2010

Penso fortemente che lo stato di crisi che c’è ora è la fine di un modello di crescita nata agli inizi del 1900 con il Fordismo.
Quindi siamo di fronte ad un cambiamento di paradigma del lavoro e della vita. La sociologia insegna che questi cambiamenti avvengono sempre con rotture sociali che costituiscono un nuovo ordine delle cose. Ma è tutto catastrofismo il mio? No, perchè va sempre ricercata l’opportunità e perseguita la crescita.

E’ però ovvio che per guardare al futuro non lo si può fare come si è guardato il passato, d’altronde non si guida l’auto guardando sempre nello specchietto retrovisore.

Fino ad ora si è guardato al modello del nord est “piccolo è bello” con ammirazione. Ma in realtà è un modello che è finito più che altro perchè bisogna studiare meglio il modello. Non è vero che piccolo è bello, ma flessibile è bello. Di fatto le piccole dimensioni aziendali permettevano di essere flessibili e quindi ricercare sempre nicchie di mercato dove essere leader incontrastati. Ma la flessibilità portava anche ad essere velocemente reattivi alle nuove richieste del mercato. Di fatto negli ultimi anni la globalizzazione ha reso il mercato è sempre più difficile sia da gestire che da intuire ed inoltre ha portato alla comparsa di competitor soprattutto stranieri che hanno costi di manodopera inferiori. Di fatto questa segmentazione dimensionale sta portando l’Italia a perdere il treno della ripresa, infatti la produzione mondiale è tornata a livelli precrisi, ma l’Italia è ancora a -20%. Inoltre negli anni si stanno assottigliando i margini di guadagno.

Come uscirne?

Con un forte cambio di cultura imprenditoriale. Bisogna passare la barriera psicologica del possesso d’impresa e passare al presidio.
Ogni azienda deve avere una propria identità, ed è importante che l’imprenditore dia la direzione e non abbia paura a scendere con la proprietà sotto il 51% ed aprendo così la sua azienda agli investitori che portano capitale fresco per crescere. Inoltre non si deve aver paura a creare agglomerati d’impresa che concorrono assieme per competere globalmente, ma anzi è una politica che deve esser perseguita.

A questo Paese servono imprenditori di prima generazione, un po’ di incoscienza costruttiva e quel coraggio necessario a fare una vera e propria rivoluzione culturale….

Credo che il nuovo paradigma di crescita parte da questi 4 postulati:

  1. In azienda non potrò mai avere le migliori persone al mondo. A questo punto conviene aprirsi al mondo => Azienda aperta al mondo
  2. Non importa quanto sai ma quanto velocemente riesci a reperire nuova conoscenza => Condivisione del sapere
  3. Le persone all’azienda non devono essere visti come risorsa umana ma come capitale umano in quanto sono il vero vantaggio competitivo rispetto alla concorrenza => Immaterialità d’impresa
  4. Pensare globale ma vivere locale ( Gloloc ) => Globalizzazione d’impresa

Questi postulati rientrano quindi nella nuovo modo di intendere l’impresa di qualunque tipo.


Non ho risposte alle vostre domande

24 febbraio 2010

A volte, preso dalla curiosità, sfoglio le statistiche di visita di questo blog. Vanno bene, sempre meglio. Gli articoli sono molti, si entra qui cercando un po’ di tutto.

Ma da circa 3 mesi c’è una frase magica, uno slogan che giornalmente è al top delle frasi googlate: crisi economica 2010. Merito, credo, di un paio di articoli nei quali mi ero preso la briga di analizzare con un pizzico di lucidità le proiezioni finto-ottimistiche rimbalzate crescendo nei media con lo scopo di tranquillizzare gli animi impauriti di chi viveva uno scenario economico travolto da una crisi che ha spazzato via posti, fabbriche, distretti.

Nei primi posti non mancano mai altri argomenti dannatamente seri, quotidiani rebus moderni: accesso al credito, finanziamenti per imprese, banche e giovani imprenditori, eccetera.

Vivo la lettura di quelle ricerche come dei quesiti che cercano risposte immediate e sicure. Potendo, chiederei le storie e le situazioni di chi ora è in difficoltà, per capire come potrei aiutarle. Ma credo di non avere le risposte. Le risposte, purtroppo, non le ha nessuno.

La cosa che mi rende più spaventato è l’alto numero di vite umane che ha deciso di arrendersi, di lasciarci alle nostre sfide, mettendo la parola fine cercando di spiegarlo a moglie e figli con una lettera. Non abbiamo fatto abbastanza, forse. Si muore per lavoro anche così. Anche oggi. Nella mia città.

Chi pensava ad un forte cambiamento dato dall’emergenza economica, ha preso un abbaglio. Le aziende, quelle rimaste, si sono appena scosse, lamentate, hanno ridotto il personale e i margini. Ma finora nessuna rivoluzione.

La velocità del cambiamento ha la stessa velocità del cambio generazionale. Ripensando ad oggi, alle mie esperienze, ne trovo una conferma.

Scena 1: trovo un appunto nella scrivania, un cliente mi ha cercato perché non capisce cosa gli avevo scritto ieri in email. Chiede di essere richiamato. Al telefono mi fa intendere di aver capito, infatti mi chiede esterefatto solamente come mai io uso comunicare con loro via posta eletronica.

Scena 2: mi chiama un cliente, mi dice un sacco di cose, vuole un preventivo. Prima di farmi ripetere, gli chiedo come mai non mi ha fatto un fax, per evitare errori: sai, dovrei chiedere a mia figlia, facciamo prima così.

Scena 3: una ragazza, massimo 22 anni, è entrata in ufficio chiedendo se stavamo cercando una segretaria. In mano una busta colorata piena di curriculum stampati a colori, con la foto. Alla mia risposta negativa, ha ringraziato e salutato cordialmente, uscando per ragiungere prontamente il cancello successivo.

Ci sarà una ripresa, una nuova alba, ma non sarà domani mattina. Forse la vedranno i bambini di oggi. La ragazza che chiede porta a porta un posto di lavoro ha già intuito lo scenario. Le auguro tutta la fortuna del mondo. Il disoccupato che cerca lavoro per non vendere la moto, vive con i genitori e viene a colloquio con il bmw, forse no. Buona fortuna anche a lui.


SAVE THE DATE | 27 feb 10 | ApiFocus Vendere: iniziare, migliorarsi, eccellere

9 febbraio 2010

La vendita è un’arte, da capire e da rispettare, con attori protagonisti che ogni azienda deve saper gestire e motivare.

VENDERE: INIZIARE, MIGLIORARSI, ECCELLERE

Relatori:
Stefano Grigolin, vicepresidente Giovani Imprenditori Apindustria Padova
Claudio Bilato, Presidente USARCI Padova – Rovigo
Francesca Paganelli, titolare GR Elettronica

Conduce:
Alessandro Zaltron, direttore Vendere di Più

Ti aspettiamo sabato 27 febbraio 2010 dalle ore 10:00 alle 12:00 presso Apindustria Padova.

Clicca qui per iscriverti online. E’ gratis! I dati che ci fornisci verranno utilizzati unicamente per comnicazioni relative all’evento.

Trovi che il tema sia interessante? Clicca qui per scaricare il flyer e invialo ai tuoi amici imprenditori. Grazie.


Contributi per la ricerca e l’innovazione dalla regione Veneto

4 gennaio 2010

La Giunta Regionale del Veneto ha pubblicato un bando di finanziamento con l’obiettivo di promuovere l’attivazione e la crescita di strutture di ricerca e innovazione interne alle imprese, oltre che il sostegno al trasferimento tecnologico a favore delle piccole e medie imprese attraverso il sostegno delle seguenti misure:

I) progetti di ricerca industriale;
II) progetti di sviluppo sperimentale;
III) studi di fattibilità tecnica preliminari ad attività di ricerca industriale o di sviluppo sperimentale;
IV) progetti di innovazione del processo;
V) progetti di innovazione organizzativa;
VI) trasferimento tecnologico a favore delle piccole e medie imprese (Pmi).

Per ciascuna delle misure indicate possono presentare domanda i seguenti soggetti:

I. Grandi, piccole e medie imprese in forma singola o associata (RTI/ATS);
II. Grandi, piccole e medie imprese in forma singola o associata (RTI/ATS);
III. Piccole e medie imprese in forma singola o associata (RTI/ATS);
IV. Piccole e medie imprese in forma singola o associata (RTI/ATS);
V. Piccole e medie imprese in forma singola o associata (RTI/ATS);
VI. Piccole e medie imprese in forma singola.

Questi soggetti devono inoltre essere già costituiti con iscrizione al registro delle imprese ed attivi alla data di presentazione della domanda di contributo e per tutta la durata del progetto presentato e rientrare esclusivamente nei seguenti settori (ATECO 2007):

- C Attività manifatturiere;
- D Fornitura di energia elettrica, gas, vapore e aria condizionata;
- E Fornitura di acqua; reti fognarie; attività di gestione dei rifiuti e risanamento;
- F Costruzioni;
- H Trasporto e magazzinaggio, con l’esclusione dei trasporti di merci su strada e servizi di trasloco (Cod. ATECO 2007 49.4);
- J Servizi di informazione e comunicazione;
- M Attività professionali, scientifiche e tecniche, con l’esclusione della categoria 69 (Attività legali e contabilità).

Sono ammissibili le seguenti spese:

1) Per i progetti di ricerca industriale e di sviluppo sperimentale interne alle imprese, le spese ammissibili si riferiscono:

- al personale direttamente impiegato nel progetto di ricerca (ricercatori e tecnici);
- all’acquisto di strumenti e attrezzature di ricerca nella misura e per il periodo in cui sono utilizzati per il progetto di ricerca (è consentito l’ammortamento secondo i principi della buona prassi contabile); sono esclusi gli arredamenti, le macchine per ufficio (mobili per ufficio, personal computer, fotocopiatori, fax, ecc.), tutti i mezzi di trasporto e le acquisizioni in leasing;
- a consulenze, collaborazioni tecnico-scientifiche e attività di ricerca contrattuale strettamente connesse al progetto (servizi per l’innovazione tecnologica, organizzativa, commerciale, informatica, certificazione della qualità, studi di mercato, ecc.) entro il limite massimo rappresentato dai costi per il personale;
- all’acquisizione di licenze per brevetti e software da fonti esterne e a prezzi di mercato, utilizzati esclusivamente ai fini dell’attività di ricerca;
- ad altri costi diretti collegati alla realizzazione dei progetti di ricerca (inclusi i costi dei materiali, delle forniture e di prodotti analoghi).

2) Per gli studi di fattibilità tecnica preliminari all’attività di ricerca industriale e di sviluppo sperimentale, le spese ammissibili si riferiscono ai servizi di consulenza esterna e alle collaborazioni tecnico scientifiche finalizzate alla redazione dello studio di fattibilità. La natura di detti servizi non deve essere continuativa o periodica; sono esclusi gli ordinari costi di gestione dell’impresa connessi ad attività, quali ad esempio la consulenza fiscale, la consulenza legale e la pubblicità.

3) Per i progetti di innovazione del processo e di innovazione organizzativa, le spese ammissibili sono le medesime previste per i progetti di ricerca industriale e di sviluppo sperimentale.

4) Per i progetti di trasferimento tecnologico a favore delle Pmi, le spese ammissibili riguardano l’acquisizione di conoscenze da fonti esterne, come organismi di ricerca, imprese o persone fisiche indipendenti rispetto all’acquirente, mediante l’acquisto o l’ottenimento in licenza di brevetti, di know-how o di altre conoscenze tecniche non brevettate; l’acquisizione deve avvenire mediante contratto a prezzi e a condizioni di mercato.

I progetti non devono essere iniziati prima della presentazione della domanda.

Le agevolazioni sono concesse nella forma di contributo in conto capitale nelle seguenti percentuali:

1) per i progetti di ricerca industriale e di sviluppo sperimentale interne alle imprese:

- 25%, maggiorabile al 40% dei costi ammissibili per le grandi imprese;
- 35%, maggiorabile al 50% del costi ammissibili per le medie imprese;
- 45%, maggiorabile al 60% dei costi ammissibili per le piccole imprese.

2) per gli studi di fattibilità tecnica preliminari all’attività di ricerca industriale e allo sviluppo sperimentale sono, a seconda che si riferiscano a piccole o medie imprese, rispettivamente il 50% e il 40% dei costi ammissibili.

3) Le intensità di aiuto per i progetti di innovazione del processo e dell’organizzazione sono, del 25% per le imprese di media dimensione e del 45 % per le piccole imprese.

4) Le intensità di aiuto per i progetti di trasferimento tecnologico alle Pmi sono nella misura del 50% dei costi ammissibili.

La domanda di contributo può essere presentata con le seguenti modalità:

- inviare la domanda online tra il 1° e il 28 febbraio 2010;
- stampare ed inviare, entro il 28 febbraio 2010, la domanda cartacea a:

Regione del Veneto
Direzione Sviluppo Economico Ricerca e Innovazione
Santa Lucia, Cannaregio 23
30121 Venezia

(23 dicembre 2010)

Fonte: http://www.agevolazioni.telematicaitalia.it

Generazioni | Quando la famiglia fa impresa

2 gennaio 2010

Recensione del libro “Generazioni | Quando la famiglia fa impresa”, 2009, ed. Delmiglio Editore

PMI, piccole e medie imprese: si usa sovente nominare così l’insieme delle attività economiche capillarmente diffuse nel territorio italiano, triveneto in particolare. Questa definizione sottintende la dimensione per fatturato o numero di dipendenti con criteri stabiliti dalla Comunità Europea.

Bisognerebbe chiamarle però aziende a conduzione familiare, ed ecco che cambia la prospettiva per indicare lo stesso sistema, che in Italia rappresenta oltre il 90% di imprese.

Generazioni, quando la famiglia fa impresa, racconta di queste realtà. L’originalità dell’idea di questo libro è il punto di vista e la voce narrante. Gli imprenditori parlano in prima persona delle loro famiglie e della loro carriera in azienda. Parla il “senior”, spesso fondatore, e il “rampollo” di prossima generazione. Le domande dell’autore indagano sul metodo di inserimento in azienda, sul rapporto con il genitore e sul metodo adottato. Si sondano le aspettative che responsabilizzano le nuove leve, le differenze di approccio per il passaggio di testimone in epoche remote rispetto a quelle attuali.

Le aziende gestite da queste famiglie hanno origini in epoche diverse, chi da garage durante il periodo di espansione economica del dopoguerra, altre molto più antiche o recenti, ruotano attorno al genio creativo, la passione o la capacità manuale del fondatore. Attorno a lui la famiglia entra nell’attività, spesso la moglie è presente in seconda linea nelle funzioni amministrative, e ai figli viene offerta un’opportunità.

Emerge infatti dalle storie una strategia comune da parte di chi tiene i comandi dell’azienda: coinvolgere i discendenti con i valori, le responsabilità e le soddisfazioni di essere imprenditori. E la possibilità di dimostrare sul campo di avere la stoffa. I figli comprendono che nulla è dovuto perchè il mondo del lavoro non regala niente.

In una citazione: patti generazionali chiari e amicizia lunga. Coltivando il sogno della famiglia in trasformazione verso una dinastia imprenditoriale.

Per approfondire: www.excellecebook.it
Le foto della presentazione del libro sono in questa gallery.

Vuoi una copia del libro? Prenotala lasciando un commento a questo messaggio.


Il futuro si fabbrica

15 dicembre 2009

Riprendo degli appunti di un convegno di qualche settimana, forse già dimenticato da tutti. Si è tenuto a Verona, organizzato da FAPI. Scrivo per lasciare traccia di alcuni spunti che ho condiviso o che mi hanno impressionato, estrapolati da discorsi più ampi giusto in tempo per trasformarli in un segno nel blocco. Non si sostiene nessuna tesi, non è un vero e proprio racconto discorsivo ma un insieme ordinato di paragrafi come sintesi di una discussione che dalla formazione continua nella imprese si è spostata in territori confinanti. A voi.

prof. Enzo Rullani

Facciamo poca formazione e la facciamo sbagliata. Per il nostro territorio questo è un paradosso: il capitalismo delle PMI è basato sulle persone, non su automatismi. Le persone vanno formate per essere pronte ed efficaci, e chi lavora oggi ha imparato sul campo, ma in futuro basterà? L’apprendimento sul campo è una soluzione percorribile? Da questo dato di fatto, per il professore gli attori del sistema economico del nordest devono affrontare due sfide importanti.

La prima riguarda i legami tra le persone. La fiducia, da ricostruire, tra clienti e fornitori, tra banca e azienda. Senza fiducia il sistema economico non può reggere. Ognuno per la propria parte è responsabile della filiera economica, e quindi fa parte della collettività che si prende carico del proprio futuro. Significa capire che ogni crescita economica fondata du basi fragili prima o poi crollerà, quindi è saggio condividere i guadagni ed anche le perdite, evitando il gioco del cerino tanto di moda in questi giorni di scarsa liquidità. Il cambiamento sta cambiando, il capitalismo per come lo conosciamo sta cambiando perchè si basa su regole che oggi semplicemente non ci sono più.

Seconda sfida: crisi di competitività. La sostenibilità del sistema oggi significa avere nuove idee dalle quali attingere, ma gli investimenti sono troppo bassi. Gli investimenti devono essere dirottati verso lo sviluppo di nuove competenze, i risultati sarebbero una produzione legata allo stile di vita più desiderato, e a soluzioni nuove per le filiere che oggi soffrono, ad esempio inglobando concorrenti di subfornitura meccanica in una nuova azienda di Global Service.

La formazione continua è un pilastro della nuova sfera del lavoratore, che sarà sempre più simile a quella imprenditoriale: responsabilità, flessibilità, investimento su sé stessi, rischio, autonomia. Ma dev’essere conveniente, ad esempio per l’azienda non dover pagare il costo della formazione per poi sciuparlo con un licenziamento improvviso, e al dipendente che deve trovare merito e riconoscimento per la sua professionalità.

dott. Paolo Galassi

Durante le crisi passate, gli imprenditori veneti hanno preso la valigia e sono andati in giro per il mondo a prendere clienti. Oggi non possiamo più permettercelo, i costi di produzione in Italia ci permettono di resistere solo nelle nicchie ad alto valore aggiunto. Abbiamo i costi più alti di tutti per l’energia e per la manodopera. I giovani d’oggi vedono già il futuro di una Italia che ci mette la mente e le braccia sono all’estero. Questi segnali dovrebbero bastare a convincere che, se la coperta è corta, bisogna tirarla verso chi produce.

Il 2009 si chiuderà con molti bilanci in perdita a causa dell’IRAP, a cascata ci sarà un peggioramento del rating di Basilea2 e quindi dei rapporti con le banche. E’ svanito il conflitto tra imprenditore e dipendente, perchè è svanita la ricchezza da contendere.

Il sommerso va eliminato, il carico fiscale per ognuno potrebbe essere inferiore di oltre il 5%. Le regole del paese non sono più chiare, nel mondo globalizzato non ce lo possiamo permettere.

Senatore Nicola Rossi

Il meccanismo di calcolo dell’IRAP evidenzia che chi l’ha creato era ignorante in materia di processi aziendali. E’ una tassa che va abolita, è sbagliata alla radice. Bisognerrebbe affrontare delle riforme politiche difficili per andare a prendere i soldi dove sono, concentrati in gruppi di potere con forti capacità di pressione. E mentre la voce di spesa pubblica cresce a doppia cifra, nessuno ha il coraggio di dire che la festa è finita. Serve ancora inglese e informatica nelle scuole, ma anche formazione specifica. I fondi a disposizione ci sono ma vengono utilizzati male.

Dott. Paolo Galassi

Il rapporto formativo dev’essere orientato dall’impresa. Oggi è sempre il barone universitario che decide il piano di studi. Un salto di quallità significativo è la possibilità di fornire alle aziende esattamente ciò di cui hanno necessità.


Save The Date | 16 dic 09 | Green Revolution and New Business Opportunities

9 dicembre 2009

Apindustria Padova e il Gruppo Giovani Imprenditori in collaborazione con la Commissione Europea e l’Associazione Culturale Ragnarock organizzano l’evento per discutere e confrontarsi sull’impatto delle decisioni dei grandi del pianeta sulle PMI del territorio.

Mercoledì 16 dicembre alle ore 15.30 presso la Corte Benedettina a Legnaro

Programma

Ore 15:30 – Registrazione partecipanti

Ore 16:00 – Saluti e introduzione

Alberto Tosi
Presidente Confapi Veneto

Tito Alleva
Presidente Apindustria Padova

Marika Vittadello
Presidente Gruppo Giovani Apindustria Padova

Ore 17:00 – Interventi

Green Technology e territorio: le opportunità di sviluppo dal COP15 al Veneto
Alessandro Di Paolo – Esperto di politiche e strategie per lo sviluppo del territorio e Docente Università di Padova

La Danimarca, un piccolo paese che riunisce i grandi della terra: l’esempio dei paesi guida della “green tech”
Marco Germinario – Presidente Associazione Culturale No Profit Ragnarock

La politica europea, le linee di indirizzo e gli scenari futuri
Carlo Corazza – Direttore, Rappresentanza a Milano della Commissine Europea

La risposta delle PMI europee al cambiamento
Maria Luisa Ciampalini – Responsabile Internazionalizzazione Confapi, delegata UEAPME

Best practices tra pubblico e privato nell’ambito delle energie rinnovabili
Andrea Grigoletto – Direttore Tecnico Fondazione Fenice

Produrre in verde, dalla mitigazione alla valorizzazione dei siti produttivi
Lorenzo Benvenuti – Presidente Ordine Agronomi e Forestali di Padova

Ore 18:30 – La risposta dell’industria italiana (tavola rotonda)

Intervengono oltre agli ospiti:

Elisabetta Gardini – PDL (videoconferenza da Copenhagen)
Massimo Calearo – Presidente Gruppo Calearo
Thilo Koenig – Direttore Generale Sonepar S.p.A.
Mattia Boniardi – Presidente Lux Project

Modera: dott.ssa Maria Luisa Vincenzoni, giornalista RAI

ore 19:30 – Aperitivo

Presentazione della pubblicazione Excellence Veneto – seconda generazione, ed. Delmiglio, promossa da Confapi Veneto

Scarica la brochure (pdf)

Scarica il modulo di adesione (pdf)


Gestire la conoscenza

7 dicembre 2009

Recensione del libro “Gestire la conoscenza per spingere la crescita”, 2007, ed. ETAS

Non è il manuale perfetto. Non ci sono manuali perfetti che ti insegnano a gestire efficacemente la conoscenza in azienda. Bisogna tener conto che l’editore originale è l’Harvard Business School Press, che cita casi di riferimento grandi aziende statunitensi, che hanno gli stessi problemi delle nostre fabbrichette, con la differenza che danno un nome ad ogni cosa.

Caro imprenditore che stai leggendo, ascoltami bene: se domani mattina il tuo miglior collaboratore presentasse le dimissioni, di quanto valore si priverà l’azienda? Come posso garantire ai membri dell’azienda la disponibilità di informazioni precise nel momento del bisogno o in situazioni critiche? Pensa ad esempio mentre qualcuno è al telefono con un cliente o al collaboratore alle prese con un collaudo sopra un ponteggio…

Le soluzioni a queste domande vanno oltre la gestione delle proprietà di idee e di brevetti. Si tratta piuttosto della capacità di mettere a valore condiviso le conoscenze implicite, ovvero quelle che sono solo nella testa di ognuno, affinchè possano essere utilizzate per agevolare le attività lavorative, allineando quindi i metodi e le strategie di ogni reparto. Capita spesso che le strategie importanti, l’ultima chiacchiera sul quel concorrente o quel cliente, l’idea per investire nella prossima azione di sviluppo di prodotto vengano decise nei corridoi degli uffici, tra una telefonata ed un appuntamento. Niente convocazioni, nessun ordine del giorno. Però anche questi incontri informali dovrebbero avere un verbale, una to-do-list, al bisogno possono diventare utilissimi.

La disciplina chiamata in causa per gestire la conoscenza si chiama Knowledge Management, si tratta di un processo formale e guidato attraverso cui si stabilisce quali informazioni, tra quelle in possesso di un’azienda, possono risultare utili ad altre persone e i modi in cui rendere questi dati facilmente accessibili. Nessuna nuova conoscenza, ma conoscere e padroneggiare quella esistente.

Il bello di questo libro sono gli approfondimenti alle questioni più delicate per la riuscita di una cultura aziendale fondata sulla condivisione di esperienze e best-practice. Ricordiamoci che, in estrema sintesi, si parla di persone, di abitudini e credenze e di naturale resistenza al cambiamento. E si parte dalla considerazione che la condivisione delle conoscenze è un atto innaturale. Sarà quindi semplice che le iniziative intraprese si arrestino. Lo strumento, sia esso una intranet, un wiki ecc, dovrebbe essere la conseguenza dell’analisi critica di quali skill contribuiscono maggiormente al business della propria azienda.

Leggendo ho imparato alcune cose, semplici ma molto intuitive, che mi aiuteranno ad affinare la mia strategia. La prima è che l’intelligenza si muove all’interno di un percorso sequenziale: dati, informazioni, sapere, saggezza. Funziona solo da sinistra verso destra. La seconda cosa importante è che il programma di KM tende ad uno di questi obiettivi: migliorare il rapporto con il cliente, arrivare più in fretta nel mercato, raggiungere l’eccellenza operativa.
E non dimentico che stamo vivendo l’epoca delle organizzazioni orizzontali, dove la ricerca del consenso che porta all’azione ha preso posto della verifica dell’obbedienza agli ordini.

Il libro riporta molti casi diversi per far capire la complessità dell’argomento. La conoscenza è multipla, saper fare, saper essere, in una frase bisogna cercare di creare un sistema per catturarla e renderla disponibile quando serve, nel momento del bisogno. Vanno ancora inventati indici e sistemi di misurazione per confrontare diverse pratiche e valorizzare l’importanza della conoscenza all’esterno della gesione manageriale, ad esempio la gestione contabile o il rapporto con una banca o un investitore.

Vi consiglio di leggerlo, perchè vi farete le domande giuste e per nulla scontate che eviteranno fallimenti e delusioni. E sempre sullo stesso tema, iscrivetevi per l’incontro con l’autore organizzato dal Gruppo Giovani Apindustria Verona del 10 dicembre 2009 dal titolo Il brainstorming è una gran cazzata.


Premio Sciacca ad Alessandro Bozzoli

10 novembre 2009

le mie più sentite congratulazioni ad Alessandro Bozzoli della ditta Audes, componente del Gruppo Giovani Apindustria Padova!

Alessandro si è aggiudicato un Premio internazionale molto importante, il Premio Sciacca, che lo ha visto emergere tra una serie numerosa di segnalazioni.

Il premio gli sarà conferito sabato a Roma durante una cerimonia solenne alla quale seguirà una cena di Gala.

Sarò felice di accompagnarlo e presentarlo perchè questo trentenne imprenditore padovano è partito da zero, ha trovato un’idea originale e, supportato da un’ottima preparazione universitaria, ci si è buttato!

Complimenti! non capita spesso di veder riconosciuto tutto ciò.

Che sia di esempio, per chi ha un’idea, che sia condiviso, da chi la sta già realizzando.

Marika Vittadello


PMI e università, si può, anzi si deve!

9 novembre 2009

spritz

Chissà se è merito anche della mistica ricetta dello spritz se l’Università di Padova da 6 anni è valutata al primo posto in Italia. Ci sarà una sfida eterna tra Aperol e Campari, tra ghetto e la piazza, ma senza dubbio la preparazione che fornisce l’ateneo di Padova è di tutto rispetto.

La nostra città è il baricentro del Veneto Che Produce, abbiamo più partite iva che telefonini, aziende grandi e piccolissime in posizione di leadership in molti mercati, e fino a poco tempo fa la disoccupazione era irrilevante. Il miracolo del nordest si è avverato in molte delle zone artigianali della provincia.

Due mondi distinti per peculiarità e finalità che condividono lo stesso territorio, la stessa passione che ci contraddistingue ovunque e lo stesso aperitivo. Ma si incontrano poco, e parlando in due lingue diverse, non si capiscono e tornano per la loro strada.

Il 29 ottobre 2009 all’interno del programma I Giovedì dell’Innovazione presso Apindustria Padova, con la collaborazione della Camera di Commercio di Padova, si è svolto un seminario per mettere Università e imprese faccia a faccia, per cercare una via comune di crescita.

L’introduzione di Andrea Berti, dirigente dell’area di trasferimento di tecnologia dell’Università degli Studi di Padova, ci spiega che un imprenditore non deve suonare il campanello del portone per cercare una collaborazione o avviare un progetto di ricerca. C’è un ufficio adatto, preposto per l’interfaccia tra le esigenze delle imprese e ciò che l’Università può fornire. Il luogo per attingere alla ricerca universitaria è proprio l’ufficio di trasferimento di tecnologia. Nel 2008 circa 50 imprese hanno contattato questa struttura. Possiamo fare di più! Ma cosa mi può dare l’Università? Puoi scoprirlo anche con un motore di ricerca gratuito, tu chiedi cosa vuoi, e lui ti elenca le risorse che il quel campo sono reperibili e sfruttabili. Si chiama UNI2B e mette in rete conoscenze e macchinari a disposizione di chi ne ha bisogno. I ricercatori spesso diventano imprenditori grazie ai progetti di spin-off, ovvero provano a concretizzare la migliore ricerca che può creare business. Queste nuove aziende, quelle che se lo meritano, sono accudite presso una struttura dedicata, lo Start Cube, che agevola il core business e il confronto reciproco togliendo le incombenze che creano solo inerzia al lavoro.

Un dipartimento all’avanguardia in molti campi ed applicazioni industriali è il DIMEG, Dipartimento di Innovazione Meccanica e Gestionale. L’innovazione è vera e il prof. Paolo Bariani lo dimostra evidenziando i campi di ricerca e le applicazioni nate dal suo team. La forza del DIMEG è sicuramente l’incontro tra competenze di Ingegneria Meccanica e Ingegnera Gestionale, quindi estremamente in sintonia con i processi di r&s aziendali. C’è comunque bisogno della volontà di avviare un progetto di collaborazione, perchè solo se l’azienda e il dipartimento diventano partner effettivi e c’è fiducia reciproca si può far strada assieme.

“Ogni azienda ha un dilemma”, e il dilemma della Società Pietro Rosa Tbm era davvero di difficile soluzione. Un problema tecnico, che avevano tutti coloro che si occupavano di quel tipo di lavorazione di materiali. Ma la società ha voluto cercare il limite, che ha superato, facendo della soluzione di quel dilemma la chiave del successo di una realtà che oggi occupa oltre 200 dipendenti di età media sotto i 40 anni. Mentre ammiro la presentazione dell’Ing. Mauro Fioretti, che fa rimanere senza fiato per la maniacale qualità di ogni aspetto che viene curato nell’azienda, penso che possiamo trarre una conclusione: l’azienda deve diventare più università. Per avere successo deve conoscersi, deve crescere, deve studiare e formarsi, deve stimolare un ambiente dinamico e anticonvenzionale. I professori, sempre di più dopo le ultime riforme previste dal Ministero dell’Istruzione, faranno gli imprenditori. Noi aziende cominciamo a fare le Università, impariamo dall’Univesrità degli Studi di Padova ad essere i numeri uno.

Mescoliamo i nostri saperi come l’acqua frizzante e il vino bianco nell’aperitivo-icona di Padova, e fare innovazione diventerà piacevole ed irresistibile.


I sindacati #2

24 ottobre 2009

barca

Non rettifico la mia visione crtica ad una associazione che sembra voglia rappresentare il popolo dei scansafatiche. Con le dovute eccezioni.
In ogni caso è una realtà che conosco poco e male, la mia “piccola e media azienda” ha pochi punti di contatto, ed è oggettiva la mancanza di rappresentanza istituzionale per il popolo dei dipendenti delle nostre aziende. Peccato.

Comincio seriamente a non capirli, sembra vengano da un altro mondo. Nessuno vuole toccare i salari, noi si vuole sono una tassazione più equa, loro ad assumere i precari. Ma porco cane, oggi siamo precari tutti. Se non ci mettiamo nelle condizioni di snellire i costi diretti e occulti della pressione [rende bene l'idea] fiscale e lottare nell’arena del mercato ad armi pari con gli altri paesi europei, cosa succederà?
Di sicuro che lavoreremo meno, quindi meno assunzioni, meno lavoro interinale, meno entrate fiscali alla fine del giro. La disoccupazione già oggi nel Veneto è preoccupante, molto preoccupante.
Perché dobbiamo rimanere su posizioni sempre contrapposte, e lasciare così godere il terzo? Perché devo sempre sentire dai sindacati degli ammonimenti al minimo segnale di allevio fiscale per le aziende?

Bisognerebbe pagare i dipendenti al lordo, e lasciare a loro gli oneri del versamento delle imposte. Cambierebbero molti assetti. E si comincerebbe a spingere un po’ di più dalla stessa parte, per disincagliarci dalle paludi di inefficienze che ci circondano. Oggi c’è bassa marea ed è tutto molto più evidente.


Voucher assunzione/formazione

7 agosto 2009

File audio presentazione bando regionale voucher assunzione/formazione

I tempi sono stretti e le incombenze diverse, ma è una opportunita “unica”, da cogliere al volo e non lasciarsi sfuggire. Resto a vostra disposizione per qualsiasi chiarimento o supporto, fino a venerdì 7 e da martedì 18 agosto. Buon lavoro

A presto,
Marika Vittadello


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