Navigando verso Trieste… considerazioni

21 ottobre 2010

giovedì 7 ottobre ho intrapreso una traversata Venezia – Trieste a bordo di un bellissimo First 47.7

L’obbiettivo era chiaro, arrivare al molo Audace di Trieste per prender l’aperitivo, anche la rotta era chiara, ovvero costeggiare a vista fino a Bibione e poi dirigere dritti a Trieste.

Tutto ok insomma, un buon piano strategico (da dove partiamo e dove vogliamo andare), una buona tattica (la rotta), un equipaggio
divertente e abbastanza preparato (operatività)….
Ma come ogni piano ben pensato è andato a rotoli.

Non si era considerato che il vento di bora che soffiava a 20 nodi costanti con raffiche di 30-40 ci facesse scoppiare il fiocco, rallentare la velocità, dover prender le onde un po’ di traverso, ripararsi dall’acqua delle onde che entrava pure nel pozzetto. Ma nonostante tutte queste avversità siamo andati cmq avanti, io ho passato più tempo in bagno (e vi risparmio a far cosa) che in cabina.
Il timoniere ha cambiato 2 cerate, ed era cmq bagnato fino alle mutante ma non si poteva mancare l’obbiettivo per il semplice fatto
che quell’equipaggio era una squadra che doveva raggiungere l’obbiettivo. Ed anche se uno si voleva fermare (tipo io che nn ce la
potevo più e stavo male a prender onde di 2 metri con la barca che spanciava) non ha aperto bocca per il semplice fatto che si è nella stessa barca, si vince assieme, si perde divisi.

Con l’atteggiamento sbagliato, si è sempre in grado di trasformare qualsiasi cosa in un problema. Con l’atteggiamento sbagliato, si è in grado di creare degli ostacoli insormontabili là dove non ce n’erano. Con l’atteggiamento sbagliato si è sempre in grado di trasformare
ciascuna situazione nella più problematica delle esperienze.

Con l’atteggiamento giusto, sarete in grado di trasformare i problemi in soluzioni. Con l’atteggiamento giusto, sarete in grado di trovare il giusto angolo a cui prendere le onde che si pongono sulla vostra rotta. Con l’atteggiamento giusto, sarete in grado di trasformare ogni situazione, anche la più
problematica,nella più gratificante delle esperienze.

Arrivati a Trieste quell’aperitivo è stato il più buono della mia vita… non ricordo neppure cosa avevo preso, ma l’inebriante emozione
di aver raggiunto un obbiettivo ritenuto impossibile mi aveva reso felice, e leggermente invincibile :D


Piccolo è bello? No.. flessibile è bello!

1 marzo 2010

Penso fortemente che lo stato di crisi che c’è ora è la fine di un modello di crescita nata agli inizi del 1900 con il Fordismo.
Quindi siamo di fronte ad un cambiamento di paradigma del lavoro e della vita. La sociologia insegna che questi cambiamenti avvengono sempre con rotture sociali che costituiscono un nuovo ordine delle cose. Ma è tutto catastrofismo il mio? No, perchè va sempre ricercata l’opportunità e perseguita la crescita.

E’ però ovvio che per guardare al futuro non lo si può fare come si è guardato il passato, d’altronde non si guida l’auto guardando sempre nello specchietto retrovisore.

Fino ad ora si è guardato al modello del nord est “piccolo è bello” con ammirazione. Ma in realtà è un modello che è finito più che altro perchè bisogna studiare meglio il modello. Non è vero che piccolo è bello, ma flessibile è bello. Di fatto le piccole dimensioni aziendali permettevano di essere flessibili e quindi ricercare sempre nicchie di mercato dove essere leader incontrastati. Ma la flessibilità portava anche ad essere velocemente reattivi alle nuove richieste del mercato. Di fatto negli ultimi anni la globalizzazione ha reso il mercato è sempre più difficile sia da gestire che da intuire ed inoltre ha portato alla comparsa di competitor soprattutto stranieri che hanno costi di manodopera inferiori. Di fatto questa segmentazione dimensionale sta portando l’Italia a perdere il treno della ripresa, infatti la produzione mondiale è tornata a livelli precrisi, ma l’Italia è ancora a -20%. Inoltre negli anni si stanno assottigliando i margini di guadagno.

Come uscirne?

Con un forte cambio di cultura imprenditoriale. Bisogna passare la barriera psicologica del possesso d’impresa e passare al presidio.
Ogni azienda deve avere una propria identità, ed è importante che l’imprenditore dia la direzione e non abbia paura a scendere con la proprietà sotto il 51% ed aprendo così la sua azienda agli investitori che portano capitale fresco per crescere. Inoltre non si deve aver paura a creare agglomerati d’impresa che concorrono assieme per competere globalmente, ma anzi è una politica che deve esser perseguita.

A questo Paese servono imprenditori di prima generazione, un po’ di incoscienza costruttiva e quel coraggio necessario a fare una vera e propria rivoluzione culturale….

Credo che il nuovo paradigma di crescita parte da questi 4 postulati:

  1. In azienda non potrò mai avere le migliori persone al mondo. A questo punto conviene aprirsi al mondo => Azienda aperta al mondo
  2. Non importa quanto sai ma quanto velocemente riesci a reperire nuova conoscenza => Condivisione del sapere
  3. Le persone all’azienda non devono essere visti come risorsa umana ma come capitale umano in quanto sono il vero vantaggio competitivo rispetto alla concorrenza => Immaterialità d’impresa
  4. Pensare globale ma vivere locale ( Gloloc ) => Globalizzazione d’impresa

Questi postulati rientrano quindi nella nuovo modo di intendere l’impresa di qualunque tipo.


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