Premio Sciacca ad Alessandro Bozzoli

10 Novembre 2009

le mie più sentite congratulazioni ad Alessandro Bozzoli della ditta Audes, componente del Gruppo Giovani Apindustria Padova!

Alessandro si è aggiudicato un Premio internazionale molto importante, il Premio Sciacca, che lo ha visto emergere tra una serie numerosa di segnalazioni.

Il premio gli sarà conferito sabato a Roma durante una cerimonia solenne alla quale seguirà una cena di Gala.

Sarò felice di accompagnarlo e presentarlo perchè questo trentenne imprenditore padovano è partito da zero, ha trovato un’idea originale e, supportato da un’ottima preparazione universitaria, ci si è buttato!

Complimenti! non capita spesso di veder riconosciuto tutto ciò.

Che sia di esempio, per chi ha un’idea, che sia condiviso, da chi la sta già realizzando.

Marika Vittadello


PMI e università, si può, anzi si deve!

9 Novembre 2009

spritz

Chissà se è merito anche della mistica ricetta dello spritz se l’Università di Padova da 6 anni è valutata al primo posto in Italia. Ci sarà una sfida eterna tra Aperol e Campari, tra ghetto e la piazza, ma senza dubbio la preparazione che fornisce l’ateneo di Padova è di tutto rispetto.

La nostra città è il baricentro del Veneto Che Produce, abbiamo più partite iva che telefonini, aziende grandi e piccolissime in posizione di leadership in molti mercati, e fino a poco tempo fa la disoccupazione era irrilevante. Il miracolo del nordest si è avverato in molte delle zone artigianali della provincia.

Due mondi distinti per peculiarità e finalità che condividono lo stesso territorio, la stessa passione che ci contraddistingue ovunque e lo stesso aperitivo. Ma si incontrano poco, e parlando in due lingue diverse, non si capiscono e tornano per la loro strada.

Il 29 ottobre 2009 all’interno del programma I Giovedì dell’Innovazione presso Apindustria Padova, con la collaborazione della Camera di Commercio di Padova, si è svolto un seminario per mettere Università e imprese faccia a faccia, per cercare una via comune di crescita.

L’introduzione di Andrea Berti, dirigente dell’area di trasferimento di tecnologia dell’Università degli Studi di Padova, ci spiega che un imprenditore non deve suonare il campanello del portone per cercare una collaborazione o avviare un progetto di ricerca. C’è un ufficio adatto, preposto per l’interfaccia tra le esigenze delle imprese e ciò che l’Università può fornire. Il luogo per attingere alla ricerca universitaria è proprio l’ufficio di trasferimento di tecnologia. Nel 2008 circa 50 imprese hanno contattato questa struttura. Possiamo fare di più! Ma cosa mi può dare l’Università? Puoi scoprirlo anche con un motore di ricerca gratuito, tu chiedi cosa vuoi, e lui ti elenca le risorse che il quel campo sono reperibili e sfruttabili. Si chiama UNI2B e mette in rete conoscenze e macchinari a disposizione di chi ne ha bisogno. I ricercatori spesso diventano imprenditori grazie ai progetti di spin-off, ovvero provano a concretizzare la migliore ricerca che può creare business. Queste nuove aziende, quelle che se lo meritano, sono accudite presso una struttura dedicata, lo Start Cube, che agevola il core business e il confronto reciproco togliendo le incombenze che creano solo inerzia al lavoro.

Un dipartimento all’avanguardia in molti campi ed applicazioni industriali è il DIMEG, Dipartimento di Innovazione Meccanica e Gestionale. L’innovazione è vera e il prof. Paolo Bariani lo dimostra evidenziando i campi di ricerca e le applicazioni nate dal suo team. La forza del DIMEG è sicuramente l’incontro tra competenze di Ingegneria Meccanica e Ingegnera Gestionale, quindi estremamente in sintonia con i processi di r&s aziendali. C’è comunque bisogno della volontà di avviare un progetto di collaborazione, perchè solo se l’azienda e il dipartimento diventano partner effettivi e c’è fiducia reciproca si può far strada assieme.

“Ogni azienda ha un dilemma”, e il dilemma della Società Pietro Rosa Tbm era davvero di difficile soluzione. Un problema tecnico, che avevano tutti coloro che si occupavano di quel tipo di lavorazione di materiali. Ma la società ha voluto cercare il limite, che ha superato, facendo della soluzione di quel dilemma la chiave del successo di una realtà che oggi occupa oltre 200 dipendenti di età media sotto i 40 anni. Mentre ammiro la presentazione dell’Ing. Mauro Fioretti, che fa rimanere senza fiato per la maniacale qualità di ogni aspetto che viene curato nell’azienda, penso che possiamo trarre una conclusione: l’azienda deve diventare più università. Per avere successo deve conoscersi, deve crescere, deve studiare e formarsi, deve stimolare un ambiente dinamico e anticonvenzionale. I professori, sempre di più dopo le ultime riforme previste dal Ministero dell’Istruzione, faranno gli imprenditori. Noi aziende cominciamo a fare le Università, impariamo dall’Univesrità degli Studi di Padova ad essere i numeri uno.

Mescoliamo i nostri saperi come l’acqua frizzante e il vino bianco nell’aperitivo-icona di Padova, e fare innovazione diventerà piacevole ed irresistibile.


COP15, cosa devi sapere

5 Novembre 2009

cop15

Percorso storico

Tutto cominciò nel giugno 1992, a Rio De Janeiro, quando i capi di stato si riunirono per parlare di ambiente, in un incontro che rimane alla storia come il Summit della Terra, o Conferenza di Rio. Fu il primo grande passo istituzionale per la salvaguardia ambientale, per la riduzione di emissioni nocive e di misure per limitare il riscaldamento climatico.

La Convenzione Quadro delle Nazioni Unite e il protocollo di Kyoto

Un risultato del Summit fu la Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC), un trattato internazionale per la riduzione dei gas serra. Non poneva alcun limite di emissioni, che sarebbe stato incluso in un protocollo specifico. Dal 1995 ogni anno si tiene la Conferenza delle Parti (COP) per monitorare costantemente le azioni intraprese e stabilire azioni legalmente vincolanti per garantire il rispetto degli accordi nella riduzione dei gas serra.

Nel dicembre 1997 durante il COP-3 oltre 160 paesi sottoscrissero il Protocollo di Kyoto. Oggi oltre 180 paesi lo hanno ratificato, grande assente gli Stati Uniti.

Adesione al Protocollo di Kyōto al febbraio 2009. In verde gli stati che hanno firmato e ratificato il trattato, in giallo gli stati che lo hanno firmato ma non ancora ratificato. Gli Stati Uniti hanno firmato ma hanno poi rifiutato di ratificare il trattato.

Agenda 21

La definizione degli obiettivi del progetto Agenda 21 delle Nazioni Unite è ambiziosa come il nome. Il numero 21 sta ad indicare il secolo che stiamo vivendo, l’Agenda è il piano d’azione per promuovere lo sviluppo sostenibile contro le emergenze climatico-ambientali e socio-economiche. L’adesione alle direttive da parte degli stati membri è volontaria, gli intenti sono generici ma hanno delle stime dei costi previsti per la realizzazione. Sono previste le azioni locali e mirate, previste dall’articolo 28, su base di impegni riconosciuti da Agende 21 Locali.

Conferenza delle parti 15 o COP15

Dalla Conferenza di Bali del 2007 gli stati membri stanno cercando di definire un nuovo protocollo post-Kyoto. La road-map è nelle fasi finali. In questi giorni c’è molta attenzione attorno al Barcelona Climate Change Talks 2009 dove si definiranno i dettagli per la tappa conclusiva di Copenhagen, dal 7 al 18 dicembre 2009. Si parlerà di Co2, agricoltura, trasferimento tecnologico, mobilità sostenibile in particolare grazie ai veicoli elettrici, livelli di emissioni, finanziamenti. Tra chi dice si deciderà la strategia amientale dei prossimi anni e chi si aspetta il solito nulla di fatto come ci hanno abituati gli ultimi G-8 o G-20, anch’essi sedi istituzionali con i temi dell’ambiente sempre in primo piano.

Italia e la Green Economy

“Only for the brave”, solo per i coraggiosi. Un articolo di pochi giorni fa nel sito ufficiale del COP15 riporta i dati di una ricerca della Deutsche Bank che mette l’Italia nelle ultime posizioni tra i paesi con opportunità di investimento collegate ai cambiamenti climatici. L’alta rischiosità deriva dall’opacità di strategia in termini di politica ambientale dell’attuale governo, che ha causato molti richiami da parte della Comunità Europea per il mancato rispetto di parametri legati alle fonti rinnovabili. Un paese che non riesce ad essere attraente nemmeno per la Green Ecomony. La terra del sole.

Per saperne di più

http://en.cop15.dk Sito ufficiale COP15

http://www.dbcca.com/dbcca/EN/investment-research/investment_research_1780.jsp Global Climate Change Policy Tracker: An Investor’s Assessment

http://www.kyotoclub.org/ Organizzazione noprofit costituita da imprese, enti, ecc. impegnati nel raggiungimento degli obiettivi del Protocollo di Kyoto.

http://www.un.org/esa/dsd/agenda21/res_agenda21_00.shtmlIl testo dell’Agenda 21 in inglese.

http://www.a21italy.it Coordinamento Agende 21 Locali italiane.


Congresso GIC 09, buona fortuna!

4 Novembre 2009

congresso gic 2009

Quest’anno non potrò esserci al Congresso. Farò buca dopo 3 anni consecutivi di presenza. L’anno scorso ero tra gli organizzatori, siamo stati travolti dalla protesta studentesca, piazza Capranica era nella zona protetta dai cordoni delle forze dell’ordine.

Impegni di lavoro e associativi mi bloccano a Padova. Non sarò troppo dispiaciuto, il tempo è denaro dicono, e un pomeriggio è un tempo prezioso. Nel 2008 eravamo fieri di una ricerca sulla fiscalità mai vista prima, compilata dai dati di aziende piccole del sistema, purtroppo poco enfatizzata dai media generalisti, che pendono dalle labbra dei politici.

Quest’anno non ho visto nulla del genere! Ci sarà AIESEC che conosco molto bene, è una rete mondiale autogestita dai giovani. Speriamo diano qualche buono spunto, da insider del mondo accademico.

I politici invitati sono molti e di alto spessore. Si farà un bel solito salottino, e Ghelfi è davvero in gamba ed in grado di tenere alti i contenuti del dibattito.

Mi spiace manchi un tempo per porre domande da parte del pubblico. Si arricchirebbe la sessione con qualche siparietto. Come questo, offerto dal ministro Meloni in visita in Australia.


Crescita nel 2010? No (e forse avevo ragione io)

3 Novembre 2009

banca italia

In queste prime settimane autunnali mi sono un po’ isolato dal mondo. Volutamente, cause di forza maggiore: sono concentrato su due importanti progetti di massima priorità per l’azienda. Ecco perché ho trascurato il blog.

Sono fortunato per potermi concedere tutto il tempo a disposizione ad attività di crescita, malgrado abbiamo molte cose da fare anche nel quotidiano perché il lavoro non manca. Vendiamo soprattutto, e molti, prodotti che facciamo meglio di chiunque altro, sviluppati in momenti in cui ci si poteva anche accontentare che tanto ce n’era per tutti. E subiamo solo casi isolati di clienti insoluti.

Vedo che le aziende fanno veramente fatica a cambiare, non è bastata una crisi di PIL ad ordinarglielo. Il cambiamento è una mission impossible per l’azienda. E’ il risvolto occulto della cultura del lavoro fisso a vita. Ci tornerò su questo punto. Comunque si vedono molti X6, non facciamo tutti la fame come leggo ogni tanto in qualche articolo. Ricevo molti cv di italiani di ogni età, qualcuno entra in ufficio per chiedere se abbiamo bisogno di operai, segno che li fuori è successo qualcosa di grosso.

Voglio parlare del Bollettino Economico n°58 della Banca d’Italia. Lo conosco da poco, questo strumento di analisi della situazione economica. Ho letto la sintesi del numero 58, redatta in ottobre 2009. I temi esaminati, per il trascorso 2009 e previsionale 2010 sono: recessione, ripresa, eurozona, domanda interna, credito, inflazione, conti pubblici.
All’inizio dell’anno il sentimento comune in ambito economico, alimentato dai media, era di agitazione per la caccia al colpevole di questa crisi birichina. Banche imputate numero uno, globalizzazione come complice e mandante. Oggi rimangono le paure e le gessature di una mancata visione a lungo termine, ma è sparito il resto. E’ sparito l’incubo imminente di un domino incontrollabile di istituti di credito. Sono spariti i loro debiti.

Ripresa? Attenzione. A quanto pare si è arrestata la discesa, che è cosa ben diversa. Si è arrestata la recessione e la ripresa si profila grazie alle politiche economiche espansive, dice Bankitalia. Intanto l’UE ha avviato delle procedure d’infrazione a 20 Stati per deficit eccessivo. In Italia nel 2012 il debito sarà il 112% del PIL. Le due cose sono strettamente legate tra di loro, ma nessuno lo dice mai.

Futuro previsto: bisogna fare due rapidi conti perché il rapporto non lo dice chiaro e tondo, lascia solo intendere. Prevista la ripresa economica nel 2010 dell’1% per i paesi “avanzati”, se togliamo il gap costante dell’Italia è facile supporre che si potrà vedere appena qualche zero virgola.

Personalmente non ci metterei la mano sul fuoco. I conti pubblici sono deteriorati pesantemente, significa più tasse e tagli di spesa. Sono in calo gli acquisti di beni durevoli. Abbiamo lasciato sul piatto una disoccupazione allarmante, e non abbiamo ricette pronte per porci rimedio.

La ripresa dei mercati internazionali doveva portarci in salvo tutti, come si diceva qualche mese fa, e io in questo articolo sottolineavo i miei forti dubbi.

Sono ottimista, ma non credo alla ripresa, quanto ad un nuovo scenario dove vigeranno regole nuove per competere. Sarà una sfida e mi sto preparando per affrontarla. Il processo sarà lungo e non privo di spargimenti di sangue.

E voi cosa pensate? Come andrà a finire? Come sarà il vostro 2010?


Congresso Nazionale Giovani Imprenditori Confapi 2009

2 Novembre 2009

Come annunciato qui, il 6 e 7 novembre ci sarà a Roma, presso l’Hotel Excelsior, il Congresso Nazionale Giovani Imprenditori Confapi 2009.

sabato 6 novembre

Sala Giardino d’inverno

Parte I

Ore 12:00 – Seminario formativo a cura di
Giorgio Tamaro
Direttore Fondo FAPI

Parte II

Ore 14:00 Apertura dei lavori:
Gianni Alemanno
Sindaco di Roma
Ore 14:15 Le determinazioni dei Giovani Imprenditori
Valentina Sanfelice di Bagnoli
Presidente Nazionale Giovani Imprenditori Confapi
Ore 14:30 Saluti Istituzionali
Paolo Galassi
Presidente Nazionale Confapi
Ore 14:45 Interviene Andrea Ronchi
Ministro Politiche europee
Ore 15:30 L’economia italiana tra miti e mete
Ne discutono:
Anna Maria Bernini
Deputato PDL
Matteo Colaninno
Deputato PD, Vicepresidente Gruppo Piaggio
Andrea Gibelli
Deputato Lega Nord
Erminia Mazzoni
Europarlamentare PDL
Roberto Occhiuto
Deputato UDC
Catia Polidori
Deputato PDL
Danilo Borrello
Presidente Aiesec Italia
Ore 17:00 Presentazione Ricerca GIC / Aiesec
Interviene Giorgia Meloni
Ministro della Gioventù
Ore 18:00 Chiusura dei lavori
Modera i lavori Luciano GhelfiGiornalista parlamentare

sabato 7 novembre

Sala Ludovisi

Ore 10:00 Emozioni, convenzioni, false convinzioni
Mario Pasquino
Direttore dell’Istituto Superiore del Marketing
Ore 13:00 Chiusura dei lavori a cura di Valentina Sanfelice di Bagnoli
Presidente Nazionale Giovani Imprenditori Confapi

Scarica l’invito! Congresso_Nazionale_GIC09


I Giovani Imprenditori nei social network

27 Ottobre 2009

face

Non si vive solo di casa, azienda e blog!

Puoi seguire giovanimprenditori.wordpress.com anche su Facebook e su Twitter.

Se sei anche tu dipendende dai nuovi strumenti web, clicca sul pacchetto, potrai scaricare subito una guida in pdf per migliorare ed ottimizzare al massimo il sito di microblog più famoso del mondo.

twit

P.s.: Ti sei già iscritto al feed RSS del blog?

Grazie a ninjamarketing.it per la segnalazione.

T-holding e la discutibile tesi #29

27 Ottobre 2009

t-holding

Minimarketing è un blog che leggo sempre volentieri. Le 91 tesi che l’autore ha redatto sono una sorta di manifesto in un periodo di grandi cambiamenti nei rapporti di forza dei media. I blogger, da signori nessuno, rischiano di diventare protagonisti. Il dialogo e il commento senza intermediari aumenteranno considerevolmente di importanza e autorevolezza. Me lo auguro, ritengo fondamentale creare un ambiente sano e propedeutico in favore della trasparenza e della “meritocrazia”.

La tesi #29 si è palesata in tutta la sua forza.

Ieri sera cercavo testi, fonti e pareri sulla nuova idea, uscita dal meeting di Mantova della Piccola Industria di Confindustria. La soluzione a tutti i mali. Il mostro finale, il solo nome evoca creature estinte rievocate in Jurassic Park. t rex Un marchingegno finanziario che trasforma le aziende in voci di bilancio, gli imprenditori creativi in soci di capitale di società pubblico-private. Non sono l’unico a nutrire forti dubbi sulla validità del progetto. Cercate su Google e fatevi un’idea. Un paio di considerazioni da parte mia: il private equity, visione nella quale T-Holding rientra pienamente e pesantemente, non ha mai trovato grande approvazione nel nostro territorio, e imporlo dall’alto in un momento critico mi pare azzardato. Non si possono risolvere le criticità delle aziende piccole con le soluzioni per le aziende grandi. Non funzionerà. Poi mi piacerebbe che qualcuno, una volta, provasse a formulare una proposta senza chiedere qualcosa allo stato.

Siamo pieni di debito pubblico fino al collo, e ce lo ricordiamo solo quando è l’ora di lamentarsi.


Azienda, Padova

27 Ottobre 2009

padova

Mi ricordo la sera nella quale, durante un Consiglio Direttivo del Gruppo Giovani Imprenditori, del quale ero presidente, proposi di aprire un blog. Ci fu entusiasmo e complimenti da parte di tutti. Oggi mi spiace solo non vedere tutti qui pronti a scrivere ed a commentare. Diamo tempo, arriveranno.

In questo periodo io mi sono divertito. Ho preso consapevolezza dello strumento, dei suoi ritmi, dei suoi visitatori settimanali, di quali articoli fanno più appeal.

Scrivo questo articolo per spiegare a chi ci legge di cosa ci occuperemo prossimamente. L’idea di giovanimprenditori rimane sempre la stessa, ovvero un luogo di incrocio di idee, di prese di posizione, di ascolto di nuove fonti di vita economica. La voce dei giovani imprenditori delle piccole e medie aziende. Di Padova.

Scriverò più spesso, ho promesso a me stesso almeno un messaggio a settimana. Ma non mi preoccupo di quello, quanto del contenuto. Voglio farvi avere da qui il mio punto di vista unito assieme a quello dei miei colleghi imprenditori. Si parlerà dei nostri problemi di ogni giorno, di burocrazia, banche, leggi. Della nostra visione e commento alle notizie di attualità e di cronaca politica. Ma anche di management, di nuove tecnologie e di green economy. Se sforiamo, pazienza. Se non saremo regolari, pace, priorità al lavoro.

Questo blog non è l’organo di informazione dell’associazione, neppure del gruppo giovani. E’ il luogo di scambio libero di opinioni, con la speranza di ricevere commenti o proseguire i temi toccati qui. Chi scrive mette nome e cognome, e racconta la sua storia. La struttura è trasparente tra autore e lettore. Zero ordini dall’alto.

Parlano gli imprenditori padovani.


I sindacati #2

24 Ottobre 2009

barca

Non rettifico la mia visione crtica ad una associazione che sembra voglia rappresentare il popolo dei scansafatiche. Con le dovute eccezioni.
In ogni caso è una realtà che conosco poco e male, la mia “piccola e media azienda” ha pochi punti di contatto, ed è oggettiva la mancanza di rappresentanza istituzionale per il popolo dei dipendenti delle nostre aziende. Peccato.

Comincio seriamente a non capirli, sembra vengano da un altro mondo. Nessuno vuole toccare i salari, noi si vuole sono una tassazione più equa, loro ad assumere i precari. Ma porco cane, oggi siamo precari tutti. Se non ci mettiamo nelle condizioni di snellire i costi diretti e occulti della pressione [rende bene l'idea] fiscale e lottare nell’arena del mercato ad armi pari con gli altri paesi europei, cosa succederà?
Di sicuro che lavoreremo meno, quindi meno assunzioni, meno lavoro interinale, meno entrate fiscali alla fine del giro. La disoccupazione già oggi nel Veneto è preoccupante, molto preoccupante.
Perché dobbiamo rimanere su posizioni sempre contrapposte, e lasciare così godere il terzo? Perché devo sempre sentire dai sindacati degli ammonimenti al minimo segnale di allevio fiscale per le aziende?

Bisognerebbe pagare i dipendenti al lordo, e lasciare a loro gli oneri del versamento delle imposte. Cambierebbero molti assetti. E si comincerebbe a spingere un po’ di più dalla stessa parte, per disincagliarci dalle paludi di inefficienze che ci circondano. Oggi c’è bassa marea ed è tutto molto più evidente.


I sindacati

8 Ottobre 2009

sindacati

Abbiamo spostato di reparto una persona che lavorava per noi. La chiamano flessibilità. Lavoro facile, davvero facile. Non avevamo scelta, un prodotto ha calato di appeal negli ultimi anni, e fortunatamente stiamo lavorando con altri prodotti che tengono benissimo il mercato anche negli ultimi mesi.

Ma non è stato gradito. I sindacati, interpellati, hanno detto: certificati medici continui.

Grazie. Grazie a tutti.


Save the date | Evento GGI, Sede Api Padova il Mer. 7 Ott. 18:00

7 Ottobre 2009

Carissimi,
vi ricordo questa sera mercoledì 7 ottobre 2009 ore 18:00 presso sede Apindustria Padova, V.le dell’Industria, 23 Padova:

ore 18:00 – ApiFocus VII Export Issue: incontro di formazione con l’intervento del Presidente degli Operatori Doganali Walter Signorelli, di cui vi anticipo il programma in allegato.

ore 19:00 – Assemblea Annuale 2009: incontro istituzionale degli iscritti al Gruppo per approvazione Regolamento e conseguenti.

Seguirà aperitivo e cena presso Ristorante Coco’ Fashion & Music – Via Vigonovese, 79 – 35127 Padova

Prego confermare presenza

Marika Vittadello

I CorsoExportApindustria.pdf


5 ottobre 09 | Etica nel business e business etico

3 Ottobre 2009

Etica nel business e Business etico

Lunedì 5 ottobre si terrà a Padova, presso il centro Antonianum, l’incontro “un bicchiere con…”.

Ospiti:

SEBASTIANO ZANOLLI, Amministratore Delegato di DSL55, la linea “giovane” della Diesel.
www.sebastianozanolli.comsebastianozanolli.blogspot.com

LUCIANO MUNARETTO,  Opera attualmente come Direttore Generale nel settore fotovoltaico (SILFAB) e come esperto nelle aree del Reporting Sociale e della Sostenibilità. E’ uno dei primi Organisational Stakeholder italiani della Global Reporting Initiative. E’ docente di “Gestione Integrata della Sostenibilità e Responsabilità Sociale d’Impresa” alla Facoltà di Economia dell’Università di Padova.

DANIELE NICOLAI, Ricercatore Centro Studi Sintesi MESTRE. Dopo il Master in “Responsabilità sociale d’Impresa” dell’Università degli Studi di Verona ha operato nell’ambito della CSR come ricercatore presso il centro “Corporate Social Responsibility and Sustainable Management” della Fondazione Eni Enrico Mattei. Attualmente lavora come ricercatore presso il Centro Studi SIntesi di Mestre su argomenti economici e socio-ambientali.

CESARE BUSETTO, Imprenditore e tesoriere della sezione della provincia di Venezia UILDM, in cui ha seguito la creazione di una delle prime imprese sociali venete, ed imprenditore nel manifatturiero.

Dove:

Padova, Prato della Valle – Sala dell’Antonianum

Via Donatello, 24
35123 Padova (PD)
049 662977
Entrata da Prato della Valle, 56 (Link a Google Maps)

Orari:
ore 19.30-20.30 pizza ed aperitivo in compagnia
ore 20.30-22.00 Un bicchiere con… (Chiacchierata con gli ospiti)
ore 22.00-22.30 Condivisione e domande

Altre info:

Il costo della serata è di 5 euro (copertura dei costi logistici).

La partecipazione è libera.


Portatore di interesse

1 Ottobre 2009

Quale giorno fa ho partecipato ad una riunione in cantiere. Un cantiere molto grande di una grande città. La riunione è stata convocata dall’architetto che sovrintende lo stato di avanzamento dei lavori. Per la mia azienda partecipare a questo tipo di riunioni è una cosa abbastanza recente, perché la nostra crescita ci ha fatti entrare nelle commesse “che contano” da qualche anno solamente. Non è la prima che faccio, ma questa volta come mai era successo ho imparato moltissimo.

In queste riunioni sono tutti sullo stesso tavolo. Comanda lui, e fa domande, chiede spiegazioni ai problemi e ai ritardi. Chi risponde lo fa davanti a tutti, tutti sentono. Le parole vengono pesate, ogni cosa detta vale come un contratto.

La scena è particolare, 7 uomini in una casetta prefabbricata attorno ad un tavolino. Chi in giacca e cravatta, chi con le scarpe di sicurezza e la maglietta impolverata. In quei momenti ci si organizza per le prossime settimane, per sistemare qualche inconveniente. C’è complicità e intesa, quando tutto va bene.

Per far andare tutto bene bisogna rispettare gli impegni presi, ma anche qualcosa di più. Serve l’azienda strutturata e preparata alle spalle, serve capacità di mediazione, servono gli strumenti tecnologici e la conoscenza delle caratteristiche dei settori affini al proprio.
Insomma, servono i numeri!

Ma invece quella mattina non andava tutto bene. Un’azienda è in grave ritardo con le consegne. Le persone che la rappresentavano alla riunione probabilmente non avevano colpa, ma si sono presi la loro razione. Se loro non consegnano, non lo possiamo fare neppure noi. Che abbiamo lavorato a ritmo febbrile i mesi scorsi, assumendo personale in più. E stiamo cominciando a pagare i fornitori della materia prima da questo mese.

Il problema è tutto qui, è sempre qui. Per assurdo, potrebbe essere che la banca abbia chiuso le linee di credito con l’azienda in ritardo sulle consegne e quindi questa non riesce a pagare i fornitori. Ecco il ritardo, lo slittamento del S.A.L. e la liquidità che ti si asciuga.

E’ difficile trovare il bandolo della matassa tra una sottocapitalizzazione per investimenti ed espansione, o per gestione scriteriata. Trovo giustissimo aiutare la prima categoria a sistemarsi. Chi fa il furbo invece andrebbe emarginato dal mercato, perché fa del male a tutti. Ma come si fa? Mettiamo il feedback pubblico obbligatorio per ogni partita iva?

Forse quello c’è già, da qualche giorno, si chiama Google Sidewiki. Qualche tempo fa, in questo blog, chiedevo una possibile definizione e delimitazione del termine imprenditore, mi serve perchè devo distinguermi. Che c’entro io con l’azienda che quest’estate ci ha commissionato un lavoro urgentissimo, lo ha ritirato dopo 3 settimane, ha voluto il pagamento allungato e ora dopo 2 insoluti ci costringe ad andare a prenderci gli assegni di persona?

Fonte dell’immagine

SAVE THE DATE: Congresso Nazionale Giovani Imprenditori Confapi

30 Settembre 2009

La Presidente Valentina Sanfelice di Bagnoli è lieta di invitare la S.V.
al prossimo
Congresso Nazionale Giovani Imprenditori Confapi
che si terrà a Roma nei giorni
6 e 7 novembre 2009

R.S.V.P.
Segreteria Giovani Imprenditori Confapi
tel. 06/69015340 – email: giovani@confapi.it


Made in Italy (dai cinesi)

29 Settembre 2009

Riporto integralmente una lettera apparsa nel blog http://ilpunto-borsainvestimenti.blogspot.com Riassume perfettamente il mio pensiero in merito.

Amici, vorrei raccontare la mia esperienza.
Lavoro nel settore abbigliamento e più precisamente mi occupo di distribuzione all’ingrosso di abbigliamento. Il settore della produzione e confezione di abbigliamento è ormai da anni in uno stato comatoso, ma ora stiamo arrivando al punto di non ritorno.

Ci sono imprenditori seri che producono in Italia e utilizzano solo materie prime prodotte in Italia e rispettano tutte le regole del settore in tema di sicurezza, contributi, ed imposte ed oggi si stanno accorgendo che il loro fatturato sta scendendo di circa il 20% – 30%;
Ci sono imprenditori cinesi che producono in Italia, non rispettano le regole del settore e fanno concorrenza sleale;
Ci sono imprenditori italiani non seri che non producono in Italia, ma spacciano il loro prodotto come se fosse prodotto in Italia e pertanto danneggiano gli imprenditori seri.

Ma ormai tutti sanno queste cose, ma forse qualcuno non Vi ha ancora detto che ogni lavoratore italiano che rimane a casa non permette di tramandare alle generazioni future il lavoro sartoriale, pertanto non solo stiamo perdendo le aziende serie, ma stiamo perdendo la conoscenza del lavoro. La conoscenza dell’operare permette al lavoratore di spingersi sempre più alla ricerca di nuove macchine, di nuove soluzioni e pertanto, di innovare. Ma se i nostri lavoratori non dovranno far altro che scaricara la merce dai container cinesi, stirare i capi di abbigliamento, impacchettarli e spedirli, capite bene che in Italia basterà un quoziente di intelligenza molto basso per lavorare.

All’università di Economia gli economisti ci insegnano che le aziende devono portare le loro produzioni all’estero. I manager devono creare ricchezza aumentare i margini dal 50% al 2000% altrimenti che serve fare impresa bisogna imparare ad essere furbi. Dobbiamo imparare a vendere a 1000 quello che in realtà vale 10 questo è business. Ma quelle grandi menti non hanno spiegato che quando paghiamo quella merce i nostri soldi vanno all’estero e pertanto, saranno spesi all’estero e non in Italia. La ricchezza, così, si sposta da un paese all’altro e quindi se vogliamo mantenere il nostro tenore di vita sarebbe utile cambiare paese e non innovare l’azienda. Quelli grandi menti non hanno mai studiato il fondamento della nostra economia: le piccole imprese. Il mondo ce le studia e noi come tutte le cose belle che abbiamo ce ne accorgeremo solo quando non ci sono più. Le nostre piccole imprese costruite con il solo amore del lavoro, del fare le cose bene, del produrre industriale senza abbandonare la meticolosità del metodo artigianale e non costruite solo per far soldi.

In bocca al lupo a tutti i lettori sani di mente di MercatoLibero.

Simone


Risposta al mio Presidente

24 Settembre 2009
Questo messaggio è il mio punto di vista sull’intervista di Paolo Galassi comparsa a pagina 8 dell’edizione di Luglio 2009 su “CONFAPI MAGAZINE – Periodico trimestrale di idee, politiche e progetti per il Rinascimento industriale italiano”

Caro Paolo, ho letto con molto interesse la tua intervista nell’ultimo numero di Confapi Magazine. I dati che citi sulle previsioni di chiusure e licenziamenti parlano da soli. 400 mila lavoratori senza posto di lavoro, sono tanti, troppi! Non posso pensarci, dobbiamo avere una soluzione.

Continuo a leggere fino alla fine affamato di conoscere quali sono le strategie per uscire da questa crisi economica. Mi fa piacere il tuo ribadire il ruolo di riferimento di Confapi per le aziende di piccole e medie dimensioni. Mi fa piacere che questo disastroso momento economico non ci ha mandato in crisi di idee, nemmeno in crisi d’identità, perché le ricette per la salvaguardia del comparto manifatturiero sono le stesse di sempre. Chiediamo che il fisco non penalizzi le aziende che vogliono assumere dei dipendenti per produrre in Italia. Perché oggi funziona cosi’. Mi piace molto l’idea di fornire alle aziende costrette a licenziare un’alternativa, la formazione in azienda finanziata dagli enti bilaterali.

Serve una politica economica ed industriale che crede nel manifatturiero. Sono totalmente d’accordo. Manifatturiero sostenibile, mi sento di aggiungere. Io credo però che oggi, con il terzo debito pubblico del mondo, bisogna guardare altrove, a costo di rappresentare i nostri interessi di cittadini prima che di imprenditori. Bisogna rendere l’Italia sostenibile. Partendo dalle piccole cose, un passo alla volta. Gli interventi anticrisi devono essere rivolti per tamponare enormi sprechi che alimentano interessi privati in ambienti protetti.

Il manifatturiero sta pagando di tasca propria il salvataggio delle banche, o lo pagherà nei prossimi mesi, e non e’ saltata neanche una testa. Il manifatturiero sta pagando la guerra in Afghanistan, 1000 euro al minuto, dal 2003. Il manifatturiero sta pagando le grandi opere infrastrutturali e l’inefficienza di quelle esistenti, paghiamo doppio. Il manifatturiero delle regioni del nord sta pagando l’assistenzialismo alle regioni del sud. Il manifatturiero sta pagando gli incentivi per mantenere le grandi aziende e pagare i debiti delle bad company statali. Il manifatturiero paga l’assurda complessità burocratica e normativa per poter lavorare.

Arrivo al punto. La dimensione delle aziende. Non voglio entrare nel merito di grande o piccola, di quale sia la cosa giusta e sbagliata. Quello che vedo in azienda, in associazione e tra amici è che siamo nel mezzo di una crisi generazionale che riguarda un modo vecchio di fare azienda e un modo nuovo di intendere la crescita professionale. Non ho fonti certe, ma credo che la maggioranza dei neodiplomati di oggi si iscrive all’università. Sono risorse enormi che fin’ora hanno trovato sbocco occupazionale nel mondo dei servizi e poco nelle pmi e nell’industria. Possiamo incrementare enormemente il livello delle nostre aziende potendo integrare nello staff figure preparate su discipline economice e tecniche, ma dobbiamo volerlo. Le leggi che regolano il mercato del lavoro ingabbiano tutto e tutti. Con le persone giuste ci si può permettere ricerca e sviluppo, ricerca di nuovi mercati, e qualche ora da dedicare alla famiglia e all’associazione. Ma qui, se un imprenditore può evitare di assumere, lo farà. Costi, responsabilità civili e penali, burocrazia.

Ogni bilancio preventivo prevede un fatturato maggiore rispetto all’anno prima. Ogni piano indutriale ha come obiettivo il rafforzamento del fatturato e delle risorse umane. Ogni imprenditore che aspira al successo ha nella mente la sua azienda di domani, e la sogna più grande e dinamica di quella di oggi. Non lo so il motivo ma è così. Paolo, facciamo tutti il nostro lavoro per premiare chi se lo merita.


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